L'approccio biografico alla cultura materiale
Thierry Bonnot
L'oggetto come testimonianza
L'etnologia ha sempre avuto una relazione speciale e ambigua con gli oggetti: speciale,
perchè gli oggetti sono una parte di conoscenza importante per una scienza che studia
le società umane; ambigua, perchè i significati e le funzioni sociali degli oggetti esaminati
possono implicare svariate interpretazioni. Alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX secolo
l'etnologia era lo studio dei popoli cosiddetti "primitivi", l'ovvio punto d'incontro
per l'etnologia e gli oggetti era il museo. Gli oggetti in questo caso erano testimonianza
di un certo passato, popolare e tradizionale, trasformato dalla modernità e dalla
industrializzazione. Negli anni trenta del Novecento, George-Henry Rivière volle associare
cultura popolare e cultura nazionale alla ricerca scientifica. Questo progetto collocò,
dopo la seconda guerra mondiale la ricerca etnografica nella cornice dell'approccio museale, finalizzato alla raccolta e archiviazione di oggetti come testimonianze materiali
di tecniche in via di sparizione. Questo provocò una frattura tra etnologia e antropologia
sociale, a causa di una visione prettamente estetica degli oggetti.
L'oggetto al di là della sua materialità
Dopo gli anni 80 la teoria dell'oggetto come testimonianza fu messa in discussione,
così da lasciar parlare l'oggetto al di là della sua materialità (Bronislaw Malinowski).
Ci si iniziò a interrogare su aspetti diversi rispetto a "come fossero fatti gli oggetti
e quali fossero le loro funzioni". Si intervistavano i vecchi proprietari, gli si chiedeva
della relazione che avevano con quegli oggetti, come avveniva l'incontro con un dato
oggetto, perchè ci si legava a un oggetto più che a un altro, di che cosa è fatta la storia
di un oggetto, e in che modo il suo proprietario ne racconta la storia.
La biografia degli oggetti
studiosi che formulano teorie dell'identità singolare delle cose:
Annette Weiner, Nicholas Thomas il quale sostiene che "Gli oggetti non sono ciò
per cui sono stati fatti, ma ciò che sono diventati". Egli vuole così combattere il sistema
di classificazione dilagante nella ricerca museologica e nelle ricerche di cultura materiale
che fissa l'identità di un oggetto nella sua forma materiale stabilizzata e precostituita.
I musei devono tenere conto delle storie, delle biografie di questi oggetti.
La funzione degli oggetti
Gli oggetti crescono di interesse non tanto per l'identità funzionale, quanto per quello che
il proprietario ne dice di stare facendo. La maggior parte degli oggetti vengono sviati, chi più
chi meno, dalla funzione originaria già subito dopo aver lasciato la fabbrica. La funzione
non può essere considerata un destino per l'oggetto ("The function of things" di Beth Preston
che dice "per una cosa avere una sola funzione è chiaramente l'eccezione più che
la regola"). La molteplicità di funzioni è dinamica, le cose perdono e acquistano funzioni
constantemente.
La teoria di Igor Kopytoff vive
Kopytoff è uno specialista del fenomeno della schiavitù e riconduce la sua considerazione biografica della schiavitù come processo di formazione culturale delle biografie.
Da un lato come per lo schiavo, essere una merce non è una condizione definitiva
o uno status immanente, ma una situazione transitoria, una fase. L'identità di un oggetto
è composta sia dal suo specifico itinerario, sia dalle sue posizioni successive nel sistema
delle rappresentazioni collettive. Non esiste un processo di patrimonializzazione lineare
e inevitabile, perchè ci sono sempre fallimenti, oscillazioni e deviazioni nell'itinerario
di un oggetto. L'unico modo per comprendere queste derive è la descrizione di situazioni
concrete.
Conclusione
Il legame soggetto/oggetto dipende sicuramente dallo stato sociale e occupazionale
del soggetto, ma anche dalla storia e dallo status dell'oggetto, anche se quest'ultimo
è fatto da soggetti umani. Tale costruzione è mutua e reciproca.Considerare l'oggetto come una testimonianza può imporre un contesto rigido. Ci sono due condizioni correlate, necessarie per applicare il metodo biografico allo studio degli oggetti materiali:
l'oggetto studiato deve avere una storia individuale e deve essere passato attraverso evoluzioni e trasformazioni di status. Pertanto in qualche momento della sua carriera
deve essere stato oggetto di affetto da parte di un individuo o di un gruppo, per ragioni che possono essere individuali o collettive. La biografia degli oggetti non è un fine in sè, ma un modello intelettuale aperto a un'opzione metodologica per superare le categorie ordinarie
imposte dal linguaggio e dalle norme culturali.
L'etnologia nei musei non deve studiare gli oggetti solo come utensili, prodotti o opere d'arte, ma deve esaminarli nel contesto della società e nella loro evoluzione.
mercoledì 19 settembre 2012
Appunti su "Biografie di oggetti" a cura di A. Mattozzi e P. Volontè (prima parte)
Introduzione
Con questo volume si vuol ragionar d'uomini parlando di cose.
Partendo da una domanda posta da Igor Kopytoff su cosa potrebbero rivelare,
sulla società in cui viviamo, le biografie degli oggetti, indagati nella loro singolare
concretezza e nel loro singolare percorso di vita, questo libro vuole essere
un tentativo di dialogo tra ambiti e pratiche differenti che compongono quella
disciplina chiamata design research.
Oggetti di personalità
Paolo Volontè
Alla ricerca delle masse mancanti
In una scienza dei soggetti, come s'è concepita la sociologia per più di un secolo,
non c'è spazio per riconoscere un ruolo attivo agli oggetti, ridotti a spettatori passivi,
fatti, prodotti dell'attività umana o del divenire della natura. In altri casi sono concepiti
come strumenti, docili servitori del soggetto padrone. In altri casi ancora vengono
semplicemente considerati meri oggetti o oggetti di valore, lasciati alle competenze
delle scienze economiche.
Queste concezioni sono mutate con un cambio di atteggiamento da parte
di molti studiosi della società verso il ruolo sociale degli oggetti.
Ci si inizia a chiedere quale peso abbiano le cose inanimate.
Non solo ci si chiede dove sono "le masse mancanti" della struttura sociale
(Bruno Latour), ma ci si interroga in che modo queste masse siano in grado
di esercitare il loro influsso sulla vita degli umani, attraverso quali meccanismi
e con quali risultati. A questa toria si affiancano antropologi ispirati al lavoro
di Mary Douglas, Baron Isherwood, Jean Baudrillard, Colin Campbell, Daniel Miller.
In questo volume si vuole far emergere l'utilità per la comprensione della società
di un approccio che pensi agli oggetti come soggetti di percorsi biografici
Una vita per gli oggetti?
Gli oggetti hanno una storia che può essere raccontata, hanno una biografia
(narrazione γράφιά della vita βίος di qualcuno). In che senso? Ciascun oggetto nasce
e muore, permane per un tempo limitato durante il quale subisce delle trasformazioni
e opera del mondo circostante. Insomma gli oggetti hanno una storia.
Proporre riflessioni sulla biografia degli oggetti nell'ambito delle scienze sociali non significa
trattare le cose come portavoce delle persone, bensì è un invito a prendere sul serio l'idea
che le cose abbiano una loro vita, una propria vita sociale. Devono essere considerati
nella spiegazione del funzionamento della società come soggetti capaci di contribuire
ai processi collettivi di produzione della realtà.
Oltrepassare la visione antropocentrica
Questo interesse per oggetti come soggetti di vita propria risale agli anni 70-80,
non solo come oggetti normali, ma anche come soggetti sociali, capaci di modificare
il sistema delle interazioni umane. In precedenza gli oggetti vengono presi
in considerazione in diversi modi.
Via del marxismo.
Oggetti intesi come frutto del lavoro umano, come prodotti pronti vuoi all'uso vuoi
allo scambio. Ci si sofferma sul rapporto tra oggetti e il lavoro necessario per produrli
(Capitale, pp. 67-115). Partendo dal peccato iniziale per il quale l'operaio non usufruisce
degli oggetti che ha lui stesso costruito, l'oggetto è considerato merce.
La questione rilevante riguarda la presenza o assenza di una correlazione tra la soggettività
creatrice e quella consumatrice e non gli oggetti e le loro trasformazioni.
Via della semiologia.
Vuole descrivere il sistema degli oggetti come un sistema semiotico di tipo linguistico,
un linguaggio parallelo e analogo al sistema del linguaggio naturale (Roland Barthes).
Questi privilegia i significati e le loro leggi strutturali rispetto ai contemporanei umani
e agli effetti che produce l'uso delle cose sulla collettività che le utilizza.
Via dell'antropologia e archeologia
Prodotti della cultura materiale intesi come testimonianze di strutture sociali e processi
culturali non più visibili (archeologia) o non ancora comprensibili (antropologia).
Il termine per considerare questo tipo di oggetti è feticcio.
Questo termine è la chiave di lettura attraverso cui la scienza occidentale ha spiegato
la pretesa di certi oggetti di possedere una vita propria. Agli occhi degli occidentali
i feticci sono indizi dell'animo e quindi della cultura dei soggetti che li hanno prodotti.
Ciò che accomuna questi tre modi di considerare i materiali è un assunto di tipo
antropocentrico. Le cose sono materia bruta cui qualcuno (umano) ha dato una forma
specifica in funzione di una propria esigenza. L'oggetto è visto come arredo, si limita
a influenzare i rapporti umani, ma non a determinare questi.
Ciò che rende le cose interessanti è allora l'essere umano, il fatto che questi assuma
le cose materiali nel proprio mondo e le usi in un qualche modo, che le usi come intende
la via marxista, quella semiologa o quella archeologa. In tutti questi tre approcci gli oggetti
sono interessanti solo in quanto portavoce dei pensieri, delle azioni, delle relazioni umane
che hanno dato loro vita. Da una parte stanno gli oggetti inanimati, simboli di un mondo
morto, dall'altra il mondo umano, vivo.
Il mondo degli oggetti però non è così. Gli oggetti non hanno solo funzione di aiuto
(la sedia serve per sedersi), ma anche quella di riconoscibilità, a prima vista.
L'oggetto agisce socialmente, non in rappresentanza di chi lo ha collocato in quel posto,
ma in virtù di una propria personalità. La sua presenza non è una mera testimonianza
di azioni già date, esso s'introduce nel dramma degli umani come un personaggio libero
da padrone. Gli oggetti sono dotati di personalità che interagisce con quella degli umani,
creando una fitta rete di relazioni sociali di cui essi sono protagonisti.
Per comprendere un fenomeno sociale è necessario ricorrere al ruolo svolto in esso
dagli oggetti materiali che vi prendono parte. La posizione che ogni oggetto occupa
di volta in volta in una situazione sociale e quindi il ruolo che svolge non sono definiti
a priori né dipendono solamente dal contesto occasionale. Essi dipendono anche
dalla storia degli eventi cui l'oggetto ha partecipato e che vi hanno lasciato qualcosa
di indelebile. La personalità degli oggetti non dipende dalle scelte e dalle volontà di chi
li ha prodotti, non solo. Dipende soprattutto dalla successione delle esperienze che essi
hanno accumulato nel corso della loro esistenza: un tavolo può essere stato usato come
piano d'appoggio da un fabbro o come punto d'orientamento per cacciatori.
(kouros di samos)
La vita sociale delle cose
Si inizia a parlare di biografia delle cose con "The social life of things" di Arjun Appadurai
nel quale vi è una sezione chiamata "the cultural biography of things" di Igor Kopytoff
(http://www.sas.upenn.edu/~cavitch/pdf-library/Kopytoff_CulturalBiography.pdf).
In questo scritto si dichiara che l'attribuzione d'un valore d'uso agli oggetti o di scambio
è un atto tutto sommato arbitrario e poco esplicativo, se non si tiene conto del carattere
dinamico e mutevole dell'esistenza delle cose nel tempo. Il carattere di merce non è iscritto,
è sempre revocabile.
Ci sono momenti in cui le cose sono ridotte al mero valore di scambio e momenti in cui rispetto al mondo degli umani, svolgono altre funzioni e rivestono altri valori.
Questa condizione risulta particolarmente evidente nel momento in cui l'oggetto
diventa pattume (da smaltire o riciclare), lo stato di rifiuto costituisce una condizione
del tutto particolare ("The rubbish theory" di M. Thompson). Questa condizione sospende
e modifica radicalmente l'esistenza quotidiana delle cose sottraendole al loro ruolo sociale
usuale. Si tratta di una svolta qualitativa nella loro biografia(e non solo quantitativa come
nel caso della compra/vendita). Questa condizione di agonia non è distruzione, esso può
gradualmente rinascere come oggetto durevole, quando entra in sfere diverse come quelle
dell'antiquariato etc. divenendo qualcosa di collezionabile, da proteggere dalla distruzione.
Ogni oggetto può essere singolarizzato e divenire non comune, sottratto da una condizione
di mercificazione (ovvero ricondotto ad un valore di scambio misurabile con il denaro).
La successione delle singolarizzazioni subite da un oggetto ne scandisce la biografia
Si tratta di biografia culturale e i punti di svolta risiedono nelle trasformazioni del significato
che l'oggetto incorpora per gli umani con cui entra in dialogo e in interazione (l'oggetto che
giaceva nell'armadio di mio nonno può essere per me un caro ricordo per mio figlio fonte
di guadagno).
Ricostruire biografie culturali di oggetti significa chiedersi da dove vengano e chi li abbia
prodotti, ma anche come siano stati usati, quale effetto abbia prodotto la loro presenza nelle
interazioni umane. Che ruolo ha la cultura materiale sulla società di consumo nella quale
viviamo oggi?
Falsi amici
Bisogna togliere l'importanza del momento del consumo nel definire il significato sociale
delle cose. Baudrillard sottolinea che lo statuto primario dell'oggetto non è dato dalla sua
funzione materiale, ma dalla prestazione sociale che consente di avere la sua funzione
di segno. Liberare quindi gli oggetti dalla schiavitù del creatore non da loro alcuna dignità
e autonomia se significa ridurle sotto la schiavitù del consumatore.
Non si vuole passare da un antropocentrismo del produttore a quello del consumatore
o del destinatario. Gli oggetti hanno funzionalità, unicità e sono testimonianza dell'autore
che è anche fruitore. Queste caratterische sono di un approccio che non riconosce
agli oggetti la capacità d'interagire con personalità nella rete delle relazioni sociali.
("34 biografie di oggetti " di Sherry Turkle e "Things that talks" di Daston)
Conclusione
Viviamo in un mondo di significati, non di cose e i significati collettivi avvengono
solo nella misura in cui esiste una storia di esperienze comuni.
Con questo volume si vuol ragionar d'uomini parlando di cose.
Partendo da una domanda posta da Igor Kopytoff su cosa potrebbero rivelare,
sulla società in cui viviamo, le biografie degli oggetti, indagati nella loro singolare
concretezza e nel loro singolare percorso di vita, questo libro vuole essere
un tentativo di dialogo tra ambiti e pratiche differenti che compongono quella
disciplina chiamata design research.
Oggetti di personalità
Paolo Volontè
Alla ricerca delle masse mancanti
In una scienza dei soggetti, come s'è concepita la sociologia per più di un secolo,
non c'è spazio per riconoscere un ruolo attivo agli oggetti, ridotti a spettatori passivi,
fatti, prodotti dell'attività umana o del divenire della natura. In altri casi sono concepiti
come strumenti, docili servitori del soggetto padrone. In altri casi ancora vengono
semplicemente considerati meri oggetti o oggetti di valore, lasciati alle competenze
delle scienze economiche.
Queste concezioni sono mutate con un cambio di atteggiamento da parte
di molti studiosi della società verso il ruolo sociale degli oggetti.
Ci si inizia a chiedere quale peso abbiano le cose inanimate.
Non solo ci si chiede dove sono "le masse mancanti" della struttura sociale
(Bruno Latour), ma ci si interroga in che modo queste masse siano in grado
di esercitare il loro influsso sulla vita degli umani, attraverso quali meccanismi
e con quali risultati. A questa toria si affiancano antropologi ispirati al lavoro
di Mary Douglas, Baron Isherwood, Jean Baudrillard, Colin Campbell, Daniel Miller.
In questo volume si vuole far emergere l'utilità per la comprensione della società
di un approccio che pensi agli oggetti come soggetti di percorsi biografici
Una vita per gli oggetti?
Gli oggetti hanno una storia che può essere raccontata, hanno una biografia
(narrazione γράφιά della vita βίος di qualcuno). In che senso? Ciascun oggetto nasce
e muore, permane per un tempo limitato durante il quale subisce delle trasformazioni
e opera del mondo circostante. Insomma gli oggetti hanno una storia.
Proporre riflessioni sulla biografia degli oggetti nell'ambito delle scienze sociali non significa
trattare le cose come portavoce delle persone, bensì è un invito a prendere sul serio l'idea
che le cose abbiano una loro vita, una propria vita sociale. Devono essere considerati
nella spiegazione del funzionamento della società come soggetti capaci di contribuire
ai processi collettivi di produzione della realtà.
Oltrepassare la visione antropocentrica
Questo interesse per oggetti come soggetti di vita propria risale agli anni 70-80,
non solo come oggetti normali, ma anche come soggetti sociali, capaci di modificare
il sistema delle interazioni umane. In precedenza gli oggetti vengono presi
in considerazione in diversi modi.
Via del marxismo.
Oggetti intesi come frutto del lavoro umano, come prodotti pronti vuoi all'uso vuoi
allo scambio. Ci si sofferma sul rapporto tra oggetti e il lavoro necessario per produrli
(Capitale, pp. 67-115). Partendo dal peccato iniziale per il quale l'operaio non usufruisce
degli oggetti che ha lui stesso costruito, l'oggetto è considerato merce.
La questione rilevante riguarda la presenza o assenza di una correlazione tra la soggettività
creatrice e quella consumatrice e non gli oggetti e le loro trasformazioni.
Via della semiologia.
Vuole descrivere il sistema degli oggetti come un sistema semiotico di tipo linguistico,
un linguaggio parallelo e analogo al sistema del linguaggio naturale (Roland Barthes).
Questi privilegia i significati e le loro leggi strutturali rispetto ai contemporanei umani
e agli effetti che produce l'uso delle cose sulla collettività che le utilizza.
Via dell'antropologia e archeologia
Prodotti della cultura materiale intesi come testimonianze di strutture sociali e processi
culturali non più visibili (archeologia) o non ancora comprensibili (antropologia).
Il termine per considerare questo tipo di oggetti è feticcio.
Questo termine è la chiave di lettura attraverso cui la scienza occidentale ha spiegato
la pretesa di certi oggetti di possedere una vita propria. Agli occhi degli occidentali
i feticci sono indizi dell'animo e quindi della cultura dei soggetti che li hanno prodotti.
Ciò che accomuna questi tre modi di considerare i materiali è un assunto di tipo
antropocentrico. Le cose sono materia bruta cui qualcuno (umano) ha dato una forma
specifica in funzione di una propria esigenza. L'oggetto è visto come arredo, si limita
a influenzare i rapporti umani, ma non a determinare questi.
Ciò che rende le cose interessanti è allora l'essere umano, il fatto che questi assuma
le cose materiali nel proprio mondo e le usi in un qualche modo, che le usi come intende
la via marxista, quella semiologa o quella archeologa. In tutti questi tre approcci gli oggetti
sono interessanti solo in quanto portavoce dei pensieri, delle azioni, delle relazioni umane
che hanno dato loro vita. Da una parte stanno gli oggetti inanimati, simboli di un mondo
morto, dall'altra il mondo umano, vivo.
Il mondo degli oggetti però non è così. Gli oggetti non hanno solo funzione di aiuto
(la sedia serve per sedersi), ma anche quella di riconoscibilità, a prima vista.
L'oggetto agisce socialmente, non in rappresentanza di chi lo ha collocato in quel posto,
ma in virtù di una propria personalità. La sua presenza non è una mera testimonianza
di azioni già date, esso s'introduce nel dramma degli umani come un personaggio libero
da padrone. Gli oggetti sono dotati di personalità che interagisce con quella degli umani,
creando una fitta rete di relazioni sociali di cui essi sono protagonisti.
Per comprendere un fenomeno sociale è necessario ricorrere al ruolo svolto in esso
dagli oggetti materiali che vi prendono parte. La posizione che ogni oggetto occupa
di volta in volta in una situazione sociale e quindi il ruolo che svolge non sono definiti
a priori né dipendono solamente dal contesto occasionale. Essi dipendono anche
dalla storia degli eventi cui l'oggetto ha partecipato e che vi hanno lasciato qualcosa
di indelebile. La personalità degli oggetti non dipende dalle scelte e dalle volontà di chi
li ha prodotti, non solo. Dipende soprattutto dalla successione delle esperienze che essi
hanno accumulato nel corso della loro esistenza: un tavolo può essere stato usato come
piano d'appoggio da un fabbro o come punto d'orientamento per cacciatori.
(kouros di samos)
La vita sociale delle cose
Si inizia a parlare di biografia delle cose con "The social life of things" di Arjun Appadurai
nel quale vi è una sezione chiamata "the cultural biography of things" di Igor Kopytoff
(http://www.sas.upenn.edu/~cavitch/pdf-library/Kopytoff_CulturalBiography.pdf).
In questo scritto si dichiara che l'attribuzione d'un valore d'uso agli oggetti o di scambio
è un atto tutto sommato arbitrario e poco esplicativo, se non si tiene conto del carattere
dinamico e mutevole dell'esistenza delle cose nel tempo. Il carattere di merce non è iscritto,
è sempre revocabile.
Ci sono momenti in cui le cose sono ridotte al mero valore di scambio e momenti in cui rispetto al mondo degli umani, svolgono altre funzioni e rivestono altri valori.
Questa condizione risulta particolarmente evidente nel momento in cui l'oggetto
diventa pattume (da smaltire o riciclare), lo stato di rifiuto costituisce una condizione
del tutto particolare ("The rubbish theory" di M. Thompson). Questa condizione sospende
e modifica radicalmente l'esistenza quotidiana delle cose sottraendole al loro ruolo sociale
usuale. Si tratta di una svolta qualitativa nella loro biografia(e non solo quantitativa come
nel caso della compra/vendita). Questa condizione di agonia non è distruzione, esso può
gradualmente rinascere come oggetto durevole, quando entra in sfere diverse come quelle
dell'antiquariato etc. divenendo qualcosa di collezionabile, da proteggere dalla distruzione.
Ogni oggetto può essere singolarizzato e divenire non comune, sottratto da una condizione
di mercificazione (ovvero ricondotto ad un valore di scambio misurabile con il denaro).
La successione delle singolarizzazioni subite da un oggetto ne scandisce la biografia
Si tratta di biografia culturale e i punti di svolta risiedono nelle trasformazioni del significato
che l'oggetto incorpora per gli umani con cui entra in dialogo e in interazione (l'oggetto che
giaceva nell'armadio di mio nonno può essere per me un caro ricordo per mio figlio fonte
di guadagno).
Ricostruire biografie culturali di oggetti significa chiedersi da dove vengano e chi li abbia
prodotti, ma anche come siano stati usati, quale effetto abbia prodotto la loro presenza nelle
interazioni umane. Che ruolo ha la cultura materiale sulla società di consumo nella quale
viviamo oggi?
Falsi amici
Bisogna togliere l'importanza del momento del consumo nel definire il significato sociale
delle cose. Baudrillard sottolinea che lo statuto primario dell'oggetto non è dato dalla sua
funzione materiale, ma dalla prestazione sociale che consente di avere la sua funzione
di segno. Liberare quindi gli oggetti dalla schiavitù del creatore non da loro alcuna dignità
e autonomia se significa ridurle sotto la schiavitù del consumatore.
Non si vuole passare da un antropocentrismo del produttore a quello del consumatore
o del destinatario. Gli oggetti hanno funzionalità, unicità e sono testimonianza dell'autore
che è anche fruitore. Queste caratterische sono di un approccio che non riconosce
agli oggetti la capacità d'interagire con personalità nella rete delle relazioni sociali.
("34 biografie di oggetti " di Sherry Turkle e "Things that talks" di Daston)
Conclusione
Viviamo in un mondo di significati, non di cose e i significati collettivi avvengono
solo nella misura in cui esiste una storia di esperienze comuni.
lunedì 17 settembre 2012
Un blog come archivio e laboratorio
Ho deciso di creare un blog da usare come
taccuino per la trascrizione di riflessioni,
appunti, provini, dubbi e domande riguardo
l'argomento-tesi che ho deciso di seguire
supportato dai docenti dell'ISIA di Urbino
Roberto Steve Gobesso e Luca Capuano.
appunti, provini, dubbi e domande riguardo
l'argomento-tesi che ho deciso di seguire
supportato dai docenti dell'ISIA di Urbino
Roberto Steve Gobesso e Luca Capuano.
Questo blog vuole essere per prima cosa
un campo di lavoro per me stesso, uno spazio
dove sia possibile "ragionare a voce alta",
in secondo luogo un tramite tra "laureando"
(chissà se un isiota si possa realmente
chiamare così) e relatori per facilitare
la comunicazione tra i tre sull'evoluzione
degli argomenti trattati nella tesi.
un campo di lavoro per me stesso, uno spazio
dove sia possibile "ragionare a voce alta",
in secondo luogo un tramite tra "laureando"
(chissà se un isiota si possa realmente
chiamare così) e relatori per facilitare
la comunicazione tra i tre sull'evoluzione
degli argomenti trattati nella tesi.
Con questo blog non voglio sostituire
il momento di dialogo in prima persona
tra i relatori e me, fondamentale e di maggior
aiuto, ma creare uno spazio dove sia possibile,
quasi quotidianamente, seguire i passi avanti
(e quelli indietro) da me fatti.
il momento di dialogo in prima persona
tra i relatori e me, fondamentale e di maggior
aiuto, ma creare uno spazio dove sia possibile,
quasi quotidianamente, seguire i passi avanti
(e quelli indietro) da me fatti.
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