Introduzione
Con questo volume si vuol ragionar d'uomini parlando di cose.
Partendo da una domanda posta da Igor Kopytoff su cosa potrebbero rivelare,
sulla società in cui viviamo, le biografie degli oggetti, indagati nella loro singolare
concretezza e nel loro singolare percorso di vita, questo libro vuole essere
un tentativo di dialogo tra ambiti e pratiche differenti che compongono quella
disciplina chiamata design research.
Oggetti di personalità
Paolo Volontè
Alla ricerca delle masse mancanti
In una scienza dei soggetti, come s'è concepita la sociologia per più di un secolo,
non c'è spazio per riconoscere un ruolo attivo agli oggetti, ridotti a spettatori passivi,
fatti, prodotti dell'attività umana o del divenire della natura. In altri casi sono concepiti
come strumenti, docili servitori del soggetto padrone. In altri casi ancora vengono
semplicemente considerati meri oggetti o oggetti di valore, lasciati alle competenze
delle scienze economiche.
Queste concezioni sono mutate con un cambio di atteggiamento da parte
di molti studiosi della società verso il ruolo sociale degli oggetti.
Ci si inizia a chiedere quale peso abbiano le cose inanimate.
Non solo ci si chiede dove sono "le masse mancanti" della struttura sociale
(Bruno Latour), ma ci si interroga in che modo queste masse siano in grado
di esercitare il loro influsso sulla vita degli umani, attraverso quali meccanismi
e con quali risultati. A questa toria si affiancano antropologi ispirati al lavoro
di Mary Douglas, Baron Isherwood, Jean Baudrillard, Colin Campbell, Daniel Miller.
In questo volume si vuole far emergere l'utilità per la comprensione della società
di un approccio che pensi agli oggetti come soggetti di percorsi biografici
Una vita per gli oggetti?
Gli oggetti hanno una storia che può essere raccontata, hanno una biografia
(narrazione γράφιά della vita βίος di qualcuno). In che senso? Ciascun oggetto nasce
e muore, permane per un tempo limitato durante il quale subisce delle trasformazioni
e opera del mondo circostante. Insomma gli oggetti hanno una storia.
Proporre riflessioni sulla biografia degli oggetti nell'ambito delle scienze sociali non significa
trattare le cose come portavoce delle persone, bensì è un invito a prendere sul serio l'idea
che le cose abbiano una loro vita, una propria vita sociale. Devono essere considerati
nella spiegazione del funzionamento della società come soggetti capaci di contribuire
ai processi collettivi di produzione della realtà.
Oltrepassare la visione antropocentrica
Questo interesse per oggetti come soggetti di vita propria risale agli anni 70-80,
non solo come oggetti normali, ma anche come soggetti sociali, capaci di modificare
il sistema delle interazioni umane. In precedenza gli oggetti vengono presi
in considerazione in diversi modi.
Via del marxismo.
Oggetti intesi come frutto del lavoro umano, come prodotti pronti vuoi all'uso vuoi
allo scambio. Ci si sofferma sul rapporto tra oggetti e il lavoro necessario per produrli
(Capitale, pp. 67-115). Partendo dal peccato iniziale per il quale l'operaio non usufruisce
degli oggetti che ha lui stesso costruito, l'oggetto è considerato merce.
La questione rilevante riguarda la presenza o assenza di una correlazione tra la soggettività
creatrice e quella consumatrice e non gli oggetti e le loro trasformazioni.
Via della semiologia.
Vuole descrivere il sistema degli oggetti come un sistema semiotico di tipo linguistico,
un linguaggio parallelo e analogo al sistema del linguaggio naturale (Roland Barthes).
Questi privilegia i significati e le loro leggi strutturali rispetto ai contemporanei umani
e agli effetti che produce l'uso delle cose sulla collettività che le utilizza.
Via dell'antropologia e archeologia
Prodotti della cultura materiale intesi come testimonianze di strutture sociali e processi
culturali non più visibili (archeologia) o non ancora comprensibili (antropologia).
Il termine per considerare questo tipo di oggetti è feticcio.
Questo termine è la chiave di lettura attraverso cui la scienza occidentale ha spiegato
la pretesa di certi oggetti di possedere una vita propria. Agli occhi degli occidentali
i feticci sono indizi dell'animo e quindi della cultura dei soggetti che li hanno prodotti.
Ciò che accomuna questi tre modi di considerare i materiali è un assunto di tipo
antropocentrico. Le cose sono materia bruta cui qualcuno (umano) ha dato una forma
specifica in funzione di una propria esigenza. L'oggetto è visto come arredo, si limita
a influenzare i rapporti umani, ma non a determinare questi.
Ciò che rende le cose interessanti è allora l'essere umano, il fatto che questi assuma
le cose materiali nel proprio mondo e le usi in un qualche modo, che le usi come intende
la via marxista, quella semiologa o quella archeologa. In tutti questi tre approcci gli oggetti
sono interessanti solo in quanto portavoce dei pensieri, delle azioni, delle relazioni umane
che hanno dato loro vita. Da una parte stanno gli oggetti inanimati, simboli di un mondo
morto, dall'altra il mondo umano, vivo.
Il mondo degli oggetti però non è così. Gli oggetti non hanno solo funzione di aiuto
(la sedia serve per sedersi), ma anche quella di riconoscibilità, a prima vista.
L'oggetto agisce socialmente, non in rappresentanza di chi lo ha collocato in quel posto,
ma in virtù di una propria personalità. La sua presenza non è una mera testimonianza
di azioni già date, esso s'introduce nel dramma degli umani come un personaggio libero
da padrone. Gli oggetti sono dotati di personalità che interagisce con quella degli umani,
creando una fitta rete di relazioni sociali di cui essi sono protagonisti.
Per comprendere un fenomeno sociale è necessario ricorrere al ruolo svolto in esso
dagli oggetti materiali che vi prendono parte. La posizione che ogni oggetto occupa
di volta in volta in una situazione sociale e quindi il ruolo che svolge non sono definiti
a priori né dipendono solamente dal contesto occasionale. Essi dipendono anche
dalla storia degli eventi cui l'oggetto ha partecipato e che vi hanno lasciato qualcosa
di indelebile. La personalità degli oggetti non dipende dalle scelte e dalle volontà di chi
li ha prodotti, non solo. Dipende soprattutto dalla successione delle esperienze che essi
hanno accumulato nel corso della loro esistenza: un tavolo può essere stato usato come
piano d'appoggio da un fabbro o come punto d'orientamento per cacciatori.
(kouros di samos)
La vita sociale delle cose
Si inizia a parlare di biografia delle cose con "The social life of things" di Arjun Appadurai
nel quale vi è una sezione chiamata "the cultural biography of things" di Igor Kopytoff
(http://www.sas.upenn.edu/~cavitch/pdf-library/Kopytoff_CulturalBiography.pdf).
In questo scritto si dichiara che l'attribuzione d'un valore d'uso agli oggetti o di scambio
è un atto tutto sommato arbitrario e poco esplicativo, se non si tiene conto del carattere
dinamico e mutevole dell'esistenza delle cose nel tempo. Il carattere di merce non è iscritto,
è sempre revocabile.
Ci sono momenti in cui le cose sono ridotte al mero valore di scambio e momenti in cui rispetto al mondo degli umani, svolgono altre funzioni e rivestono altri valori.
Questa condizione risulta particolarmente evidente nel momento in cui l'oggetto
diventa pattume (da smaltire o riciclare), lo stato di rifiuto costituisce una condizione
del tutto particolare ("The rubbish theory" di M. Thompson). Questa condizione sospende
e modifica radicalmente l'esistenza quotidiana delle cose sottraendole al loro ruolo sociale
usuale. Si tratta di una svolta qualitativa nella loro biografia(e non solo quantitativa come
nel caso della compra/vendita). Questa condizione di agonia non è distruzione, esso può
gradualmente rinascere come oggetto durevole, quando entra in sfere diverse come quelle
dell'antiquariato etc. divenendo qualcosa di collezionabile, da proteggere dalla distruzione.
Ogni oggetto può essere singolarizzato e divenire non comune, sottratto da una condizione
di mercificazione (ovvero ricondotto ad un valore di scambio misurabile con il denaro).
La successione delle singolarizzazioni subite da un oggetto ne scandisce la biografia
Si tratta di biografia culturale e i punti di svolta risiedono nelle trasformazioni del significato
che l'oggetto incorpora per gli umani con cui entra in dialogo e in interazione (l'oggetto che
giaceva nell'armadio di mio nonno può essere per me un caro ricordo per mio figlio fonte
di guadagno).
Ricostruire biografie culturali di oggetti significa chiedersi da dove vengano e chi li abbia
prodotti, ma anche come siano stati usati, quale effetto abbia prodotto la loro presenza nelle
interazioni umane. Che ruolo ha la cultura materiale sulla società di consumo nella quale
viviamo oggi?
Falsi amici
Bisogna togliere l'importanza del momento del consumo nel definire il significato sociale
delle cose. Baudrillard sottolinea che lo statuto primario dell'oggetto non è dato dalla sua
funzione materiale, ma dalla prestazione sociale che consente di avere la sua funzione
di segno. Liberare quindi gli oggetti dalla schiavitù del creatore non da loro alcuna dignità
e autonomia se significa ridurle sotto la schiavitù del consumatore.
Non si vuole passare da un antropocentrismo del produttore a quello del consumatore
o del destinatario. Gli oggetti hanno funzionalità, unicità e sono testimonianza dell'autore
che è anche fruitore. Queste caratterische sono di un approccio che non riconosce
agli oggetti la capacità d'interagire con personalità nella rete delle relazioni sociali.
("34 biografie di oggetti " di Sherry Turkle e "Things that talks" di Daston)
Conclusione
Viviamo in un mondo di significati, non di cose e i significati collettivi avvengono
solo nella misura in cui esiste una storia di esperienze comuni.
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