L'approccio biografico alla cultura materiale
Thierry Bonnot
L'oggetto come testimonianza
L'etnologia ha sempre avuto una relazione speciale e ambigua con gli oggetti: speciale,
perchè gli oggetti sono una parte di conoscenza importante per una scienza che studia
le società umane; ambigua, perchè i significati e le funzioni sociali degli oggetti esaminati
possono implicare svariate interpretazioni. Alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX secolo
l'etnologia era lo studio dei popoli cosiddetti "primitivi", l'ovvio punto d'incontro
per l'etnologia e gli oggetti era il museo. Gli oggetti in questo caso erano testimonianza
di un certo passato, popolare e tradizionale, trasformato dalla modernità e dalla
industrializzazione. Negli anni trenta del Novecento, George-Henry Rivière volle associare
cultura popolare e cultura nazionale alla ricerca scientifica. Questo progetto collocò,
dopo la seconda guerra mondiale la ricerca etnografica nella cornice dell'approccio museale, finalizzato alla raccolta e archiviazione di oggetti come testimonianze materiali
di tecniche in via di sparizione. Questo provocò una frattura tra etnologia e antropologia
sociale, a causa di una visione prettamente estetica degli oggetti.
L'oggetto al di là della sua materialità
Dopo gli anni 80 la teoria dell'oggetto come testimonianza fu messa in discussione,
così da lasciar parlare l'oggetto al di là della sua materialità (Bronislaw Malinowski).
Ci si iniziò a interrogare su aspetti diversi rispetto a "come fossero fatti gli oggetti
e quali fossero le loro funzioni". Si intervistavano i vecchi proprietari, gli si chiedeva
della relazione che avevano con quegli oggetti, come avveniva l'incontro con un dato
oggetto, perchè ci si legava a un oggetto più che a un altro, di che cosa è fatta la storia
di un oggetto, e in che modo il suo proprietario ne racconta la storia.
La biografia degli oggetti
studiosi che formulano teorie dell'identità singolare delle cose:
Annette Weiner, Nicholas Thomas il quale sostiene che "Gli oggetti non sono ciò
per cui sono stati fatti, ma ciò che sono diventati". Egli vuole così combattere il sistema
di classificazione dilagante nella ricerca museologica e nelle ricerche di cultura materiale
che fissa l'identità di un oggetto nella sua forma materiale stabilizzata e precostituita.
I musei devono tenere conto delle storie, delle biografie di questi oggetti.
La funzione degli oggetti
Gli oggetti crescono di interesse non tanto per l'identità funzionale, quanto per quello che
il proprietario ne dice di stare facendo. La maggior parte degli oggetti vengono sviati, chi più
chi meno, dalla funzione originaria già subito dopo aver lasciato la fabbrica. La funzione
non può essere considerata un destino per l'oggetto ("The function of things" di Beth Preston
che dice "per una cosa avere una sola funzione è chiaramente l'eccezione più che
la regola"). La molteplicità di funzioni è dinamica, le cose perdono e acquistano funzioni
constantemente.
La teoria di Igor Kopytoff vive
Kopytoff è uno specialista del fenomeno della schiavitù e riconduce la sua considerazione biografica della schiavitù come processo di formazione culturale delle biografie.
Da un lato come per lo schiavo, essere una merce non è una condizione definitiva
o uno status immanente, ma una situazione transitoria, una fase. L'identità di un oggetto
è composta sia dal suo specifico itinerario, sia dalle sue posizioni successive nel sistema
delle rappresentazioni collettive. Non esiste un processo di patrimonializzazione lineare
e inevitabile, perchè ci sono sempre fallimenti, oscillazioni e deviazioni nell'itinerario
di un oggetto. L'unico modo per comprendere queste derive è la descrizione di situazioni
concrete.
Conclusione
Il legame soggetto/oggetto dipende sicuramente dallo stato sociale e occupazionale
del soggetto, ma anche dalla storia e dallo status dell'oggetto, anche se quest'ultimo
è fatto da soggetti umani. Tale costruzione è mutua e reciproca.Considerare l'oggetto come una testimonianza può imporre un contesto rigido. Ci sono due condizioni correlate, necessarie per applicare il metodo biografico allo studio degli oggetti materiali:
l'oggetto studiato deve avere una storia individuale e deve essere passato attraverso evoluzioni e trasformazioni di status. Pertanto in qualche momento della sua carriera
deve essere stato oggetto di affetto da parte di un individuo o di un gruppo, per ragioni che possono essere individuali o collettive. La biografia degli oggetti non è un fine in sè, ma un modello intelettuale aperto a un'opzione metodologica per superare le categorie ordinarie
imposte dal linguaggio e dalle norme culturali.
L'etnologia nei musei non deve studiare gli oggetti solo come utensili, prodotti o opere d'arte, ma deve esaminarli nel contesto della società e nella loro evoluzione.
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