giovedì 4 ottobre 2012

Appunti su "Biografie di oggetti" a cura di A. Mattozzi e P. Volontè (terza parte)

La decosificazione del mondo
Francesca Rigotti

Introduzione

Si tratta di un percorso che cerca di cogliere la specificità dell'oggetto individuando le sue 
differenze con la cosa e con la persona. Qual'è la causa della scomparsa di interesse per 
gli oggetti nel mondo digitalizzato? La cosificazione della Rigotti può corrispondere alla
Dingwerdung di Rainer Maria Rilke o alla Dinglichkeit di Martin Heidegger.

Oggetti, cose, persone.

Oggetto è la cosa concreta, fisica, materiale, ciò che si pone davanti al soggetto, che fa 
opposizione, che è "sperrig", ingombrante, come dice Bill Brown in "Thing Theory" (2001). 
L'oggetto può essere pensato nel contesto quotidiano del suo impiego; esso si pone in una 
chiara distanza dal soggetto, è differenziato, oggettivo, possiede dei contorni, è immerso 
in un contesto di senso e di uso umani. L'oggetto, scrive Brown, è una finestra attraverso 
la quale si osserva il mondo per sapere che cosa ha da dirci sulla società, la storia 
e la cultura nella quale è inserito. L'oggetto sembrerebbe essere la cosa dopo che 
ha acquistato un'anima e una funzione, e soprattutto dopo che ha ricevuto un nome 
che lo consacra come catalogabile, categorizzabile e comunicabile.

L'interesse per gli oggetti/cose

L'interesse per gli oggetti si focalizzerebbe in due momenti del secolo scorso, ovvero 
gli anni '20 e gli anni '90 del 1900. Negli anni '20 la cosa emerge come tema di impegno 
teorico profondo nelle opere di Edmund Husserl, Georg Simmel, Ernst Bloch, 
Walter Benjamin. Prima però vi erano stati anche Ralph Waldo Emerson e William James 
e prima ancora Ezra Pound, Marcel Duchamp, Wallace Stevens, Gertrude Stein.
Negli anni '90 del 1900 l'ondata di studi sulle cose, determinata secondo Andrea Semprini 
dalla diffusione del pragmatismo e del pensiero antropologico nonchè dall'interesse per 
la vita quotidiana e la cultura materiale, registrava una seconda ondata di vitalità 
con "The social life of things" di Appadurai, "History from things" di Lubar e Kingery
"The sex of things" di de Grazia e Furlough, "L'esperienza delle cose" di Andrea Borsari.
 In realtà oltre a questi due blocchi storici conosciamo numerosi altri autori che trattano 
il tema degli oggetti.
Questo per spiegare come sia difficile ricondurre questo interesse a solamente due epoche 
distinte e separate dell'ultimo secolo rivelando relazioni di causa ed effetto con il contesto 
storico trattato. Secondo Flusser la modernità rifugge sempre di più dalle cose alle loro 
relazioni, verso la mediazione dunque, verso ciò che sta in mezzo.
Si parla dunque di processi di decosificazione e di smaterializzazione della realtà, 
soprattutto sulle riflessioni che l'accrescimento continuo del processo tecnico-scientifico 
segue una logica d'inarrestabile astrazione dal materiale. La tecnologia determina sempre 
più "la quotidianità dell'uomo e modifica il suo rapporto col mondo e i suoi oggetti e cose [...]. 
Tra l'uomo e il mondo si frappongono sempre più apparati che rendono la realtà 
mediatizzata, mentre la realtà immediata come materia, materialità e resistenza diventa 
più inesperibile" (Bozzi 2007, p.147)
Il processo di smaterializzazione e decosificazione del mondo potrebbe dunque aver avuto 
inizio con la fotografia ed esser continuato attraverso le varie tappe del cinema, della radio, 
della televisione, fino agli odierni mezzi, il computer e le sue varianti, che hanno sostituito 
alla percezione primaria della realtà attraverso tutti i sensi una percezione "secondaria 
e terziaria di segni, immagini e codici che perde sempre di più il rapporto referenziale con 
una realtà di partenza o di rimando" fino all'ipertrofia della moderna produzione iconica. 

Oggetto e concetto

La nuova riflessione sugli oggetti/cose/fatti fisici e la branca che si dedica agli oggetti 
e ai fatti sociali fanno parte della stessa ricerca delle cose e dello stesso tentativo 
di trattenere cose, fatti e oggetti presso di noi, all'interno del nostro mondo rifiutandone, 
quasi inconsciamente, la decosificazione. 
L'arte (come la poesia) condivide con la vecchia disciplina filosofica dell'ontologia 
la ricerca del concetto dell'oggetto
Si tratta comunque di un' operazione nostalgica.

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