mercoledì 17 ottobre 2012

La biografia culturale degli oggetti: la mercificazione come processo





La vita delle cose di Remo Bodei





Dizionario della memoria e del ricordo di Nicolas Pethes e Jens Ruchatz

archivio

(tardo lat. archivum dal greco archeion: edificio pubblico). Luogo in cui vengono collocati e conservati documenti, atti e materiali non pubblicati, a differenza della biblioteca che, di norma, accoglie libri e scritti pubblicati. Dal XVII secolo il termine a. viene anche impiegato metonomicamente per indicare una collezione di scritti di questo tipo. Gli a.i vanno intesi come istituzioni che documentano la trasmissione culturale. Perciò essi raccolgono, catalogano e custodiscono materiale che abbia qualche rilievo e quindi di natura giuridica, politica, economica o comunque culturalmente significativo. Biblioteca, museo e a.i si distinguono dal punto di vista degli oggetti in essi raccolti-rispettivamente libri, manufatti, documenti-ma seguono sostanzialmente le stesse procedure nel collezionarli e metterli a disposizione. Li accomuna la proprietà di rendere accessibile il passato attraverso materiali, ossia attraverso oggetti concretamente tangibili, per lo più originali o autentici.
In particolare i materiali conservati e messi a disposizione dagli a.i hanno dignità di fonti: diversamente dai semplici aneddoti (narrazione), dalle leggende (saga) o dai luoghi comuni le fonti hanno il valore di testimonianze attendibili del passato.



Dizionario della memoria e del ricordo di Nicolas Pethes e Jens Ruchatz

amnesia strutturale

concetto coniato da J.A. Barnes (1990), che designa, in opposizione all'idea patologica 
di amnesia, la necessità dell'oblio rispetto alla limitata capacità mnemonica individuale 
e alla memoria collettiva (capacità, archivio). Barnes designava con a.s. il fenomeno consistente nel fatto che, nelle culture prive di scrittura, venivano ricordati solo gli aspetti sociali rilevanti della storia del gruppo, per esempio solo il lignaggio maschile della discendenza dagli antenati. Ciò si può spiegare, in primo luogo, per il fatto che il valore 
dei contenuti di memoria non consiste nella loro mera esistenza, ma nella possibilità 
di essere ricordati, garantita loro dal legame sociale e pragmatico (M. Halbwachs). L'organizzazione di una memoria richiede chiarezza e quindi, rispetto al continuo accumulo di nuove info, una conseguente selezione di dati immagazzinati, non possono dare nè loro un ordine nè contestualizzarli (mnemopatia, sovrastimolazione). Al livello della memoria collettiva e culturale, il problema dell'a.s, riguarda la questione della trasmissione culturale: dato che tutte le forme di tradizione dipendono dalla selezione, diventa chiaro quanto 
la funzione principale della memoria (consista) nell'oblio, nell'impedire che 
il sistema si sblocchi da sè.
L'organization memory di apparati amministrativi pratica tale a.s. nella forma della distruzione di atti (archivio). Dal punto di vista storico-culturale, viceversa, il passaggio alla possibilità di conservare la memoria offerta dalla scrittura sembra rappresentare 
la fine dell' a.s e quindi la fine di un'economia autoregolantesi del ricordo (scrittura, dispositivi di memoria): Le società letterate, proprio perchè non hanno sistemi 
di eliminazione, "amnesie strutturali", impediscono all'individuo di partecipare pienamente alla totale tradizione culturale in un modo simile a ciò che accade nelle società illetterate" (Goody, Watt 1973, p. 312).  Di fatto anche la tradizione che si basa sulla scrittura resta contrassegnata dall'a.s. Tanto nelle culture basate sulla scrittura manuale, nelle quali 
la disponibilità dei mezzi materiali è limitata, quanto soprattutto dopo la fine 
di questa limitazione, nell'epoca del libro a stampa e della sua sempre crescente espansione del sapere, è indispensabile fare un uso selettivo dei dati della tradizione. 
La forma del'a.s. si sposta dalla distinzione conservare/cancellare alla distinzione 
usare/non usare, 
e con questo questo dal problema della trasmissione del sapere al problema dell'organizzazione del sapere. Con la diffusione globale di internet sembra però presentarsi la possibilità di una virtuale memorizzazione totale del sapere dell'umanità (Grassmuck 1999). Per quanto riguarda il rapporto con ciò che è memorizzato, tuttavia, 
la formazione della memoria, come sempre, resta legata all'oblio dell'utente.

Dizionario della memoria e del ricordo di Nicolas Pethes e Jens Ruchatz

amnesia

Mentre la musa greca Mnemosyne incarna l'intatta capacità di ricordare, l'a. ne rappresenta la controparte patologica, la perdita di memoria (l'oblio). Considerata prima come generale incapacità di ritenere nuove informazioni e di riprodurle (l'a.globale), oggi essa viene guardata in modo assai più differenziato, cosa che tra l'altro dipende dall'attuale suddivisione della memoria in sistemi di genere differente (Tulving, Markowitsch 1998, sistema di memoria). Si distingue così tra un a. specifica per area di influenza, per materiali e per modalità; tra una perdita di memoria riferita al futuro (a. anterograda: formazione disturbata di nuova memoria, difetto di registrazione) o al passato (a.retrograda: capacità di ricordare disturbata); tra a. parziale e globale, temporalmente limitata (a.globale transitoria) o illimitata; tra a. riferita alla memoria a breve termine o alla memoria a lungo termine; tra a. condizionata organicamente e funzionalmente (Markowitsch 1999).
Mentre prima si intendeva per a. la completa incapacità di riprodurre o apprendere informazioni, oggi si parla invece di a. anche quando si tratta di un disturbo parziale della memoria. Difetti dell'attenzione, tendenza a dimenticare, difetti di recupero, decadimento spontaneo, riproduzione erronea, interferenza, oblio dovuto a confusione, oblio motivato, fenomeni di farfugliamento, blocchi di memoria e confabulazioni (falso ricordo) si possono considerare tutti come stati di a.
Di regola le a.e si collegano a disturbi della memoria a lungo termine.
Le a.e si distinguono dalle demenze, perchè in queste vengono coinvolte altre dimensioni della personalità, mentre generalmente nei pazienti affetti da a. viene colpita la memoria, ma non l'intelligenza e altre variabili della personalità. La a.e dovute a dirette cause organiche sono provocate da diverse forme di lesioni cerebrali, mentre le cosiddette a.e funzionali dipendono da traumi psichici e da situazioni di stress (blocco). A volte si verificano anche forme miste, per cui lievi disturbi somatici (che non sono tipici dei disturbi della memoria) possono portare a stati di a. permanente (Markowitsch 1999). In corrispondenza con la molteplicità delle a.e anche le lesioni cerebrali sono varie e possono colpire sia le regioni corticali sia quelle subcorticali (cfr. ictus). Le strutture del sistema limbico sono essenziali soprattutto per l'immagazzinamento di nuove informazioni, mentre le strutture dei lobi frontali (cervello, telencefalo) e dei lobi temporali anteriori (telencefalo) sono centrali per il recupero (Markowitsch 1999). Per il recupero del passato personale e per la memoria episodica, sembra importante, di norma, la combinazione cerebrale destra di entrambe queste regioni, mentre la stessa combinazione regionale dell'emisfero sinistro del telencefalo è decisiva per il recupero dal sistema cognitivo o dalla memoria semantica. Se è la memoria procedurale ad avere disturbi, si hanno lesioni nella zona dei gangli basali e del cervelletto. Disturbi della priming form della memoria sono invece di natura corticale.

denominazione/concetto - descrizione/difetto

amnesia globale. Denominazione un tempo usuale ma oggi piuttosto inconsueta per indicare la perdita totale di memoria.

amnesia parziale (o lacunosa). Perdita di memoria per determinati tipi di informazione o per determinati periodi della vita (epoche)

amnesia a modalità specifica. Per es. agnosia visiva o uditiva

amnesia specifica materiale. Disturbi della denominazione

amnesia anterograda. Incapacità di immagazzinare nuove info già immagazzinate

amnesia retrograda. Incapacità di recuperare informazioni già immagazzinate.

amnesia episodica. Amnesia che riguarda il campo dove opera il sistema della memoria episodica

amnesia semantica. Amnesia che riguarda il sistema della memoria semantica

paramnesia reduplicativa. Disturbo del senso della familiarità; il paziente è convinto che una persona un luogo o un oggetto esistano in modo raddoppiato (disturbo su basi organiche)

sindrome di Capgras. Disturbo del senso della familiarità; il paziente è convinto che una persona abbia un sosia (quadro clinico psichiatrico con disconoscimento delirante)

amnesia topografica. Disturbo della memoria dei luoghi

amnesia dei colori. Difetto della memoria dei colori

amnesia infantile. Incapacità di recuperare eventi dei primi anni di vita (probabilemente a causa di una scarsa coscienza della propria persona e di scarse abilità linguistiche, infanzia)

sindrome di Korsakov. Amnesia dovuta a un difetto nutrizionale (mancanza di tiamina) che provoca una degenerazione del diencefalo; si manifesta perlopiù nei casi di alcolismo (alcol) cronico.

sindrome di blocco mnestico. Blocco della memoria causato dall'azione dello stress e da traumi

pseudodemenza. Quadro clinico che si manifesta come demenza, ma che in genere è innescato da uno stato depressivo.

amnesia psicogena. Disturbo della memoria limitata agli eventi autobiografici (memoria autobiografica)

fuga psicogena, fuga dissociativa. Forme di amnesia psicogena nella quale si verifica un allontanamento della dimora abituale o dal proprio luogo di soggiorno, e nella quale si riscontra l'ulteriore sintomatologia dell'amnesia psicogena.

amnesia postipnotica. Incapacità di recuperare ciò che si è vissuto sotto ipnosi

amnesia globale transitoria. Disturbo della memoria che si manifesta transitoriamente e perlopiù nelle persone in età avanzata. La sua durata è limitata a meno di 24 ore. Riguarda più la memoria anterograda che quella retrograda.

disturbi della personalità multipla, disturbi dissociativi dell'identità. Esistenza di due o più personalità in uno stesso individuo, in cui le personalità sono di norma amnesiche l'una rispetto all'altra (identità)

sindrome di Ganser. stato di semintrance isterica con tendenza a dare risposte corrette solo per successive approssimazioni; accanto all'amnesia possono comparire disturbi della coscienza e allucinazioni 

mentire, ingannare, simulare. Simulazione di problemi di memoria dove i passaggi ad altre amnesie funzionali sono fluidi.

Il progetto/tracciare un percorso


l'importanza della memoria

Ho sempre pensato alla memoria non come nostalgia, ma come valore fondante 
ed essenziale del presente. Un valore per capire chi siamo e dove andiamo.

Gianluigi Colin

Che cos’è la memoria? 
La memoria per me è ricordo, sia quando è parte di esperienza breve sia quando 
percorre una vita intera, ricordo dal quale è impossibile sfuggirvi, perchè fa parte 
del nostro essere, a meno che non si voglia mentire rinunciando a se stessi 
e alla dignità di un rapporto con la propria coscienza. 
La memoria è contenitore di etica ed estetica del vivere, appartiene a quella sfera 
della società per cui è necessaria una forma di convivenza tra i singoli individui 
che vi appartengono.Questa è memoria collettiva.
La memoria collettiva del nostro paese è il risultato inoltre di un conflitto tra il tentativo 
di ricordare il nostro passato, senza condizioni, e il tentativo di negarlo. 
Questo status, quello del “non-ricordo” ha condizionato la storia italiana dell’intero 
‘900 e ancora ci condiziona. Perchè dimenticare le leggi razziali, le deportazioni 
e le migrazioni, le stragi, il terrorismo rosso e nero, la Mafia e gli omicidi di stato, 
la caduta dei valori di solidarietà universale e via dicendo? Forse perchè ricordare 
è una pratica più complessa; comporta attenzione, partecipazione, solidarietà, 
espiazione e sensi di colpa. É fondamentale oggi, difendere concetti come il ricordare, 
costruire e tutelare da quelli pericolosi come il dimenticare, distruggere e trascurare.
Altro aspetto fondamentale poi è come si stia evolvendo il concetto di memoria, con l’affermarsi di una conoscenza anche virtuale che, a mio avviso, nega le fondamenta 
de il ricordo, la costruzione e la tutela intesi come partecipazione e attenzione.
Su questi concetti voglio ragionare parlando di oggettidi quegli oggetti che sono 
contenitori di vita e di esperienza, di quegli oggetti che possono raccontare la nostra 
storia nel momento in cui gli uomini non lo fanno.

lunedì 15 ottobre 2012

Riflessioni sul senso degli oggetti


“Lustro delle mani lo chiamano i Cinesi; noi Giapponesi la chiamiamo (con espressione 
analoga) nare. È lo sporco e l’untume con cui gli oggetti, toccati e accarezzati da molte mani, 
finiscono per impregnarsi con il passare degli anni. [...] Prediligiamo la patina
del tempo, ben sapendo che è prodotta da mani sudate, da polpastrelli unti, da depositi 
di molte stagioni; la prediligiamo per quel lustro, e quegli scorrimenti, che ci ricordano 
il passato, e la vastità del tempo”.
 Jun’ichiroō Tanizaki

Le cose, gli oggetti che riempiono il nostro quotidiano, si presentano spesso come un palese filtro nei confronti della società in cui viviamo.

Dinanzi a ciò, occorre porsi alcuni interrogativi: il nostro contemporaneo materialista riesce ad avere percezione vera delle cose? Quanto durano gli oggetti? Quanto dura la sazietà? Quanto la metabolizzazione?

Nel 1986 Igor Kopytoff propone di avvicinarsi agli oggetti secondo un approccio biografico. Le cose possiedono una vita segnata da eventi, da mutazioni, da passaggi. Gli oggetti sono portatori di storie, assorbono esperienze fino a diventarne testimoni, sono aperti ad accogliere nuovi vissuti, possiedono insomma quelle che Kopytoff definisce biografie.
In un contesto di consumo continuo e di “intervalli perduti” avere percezione degli oggetti che sono intorno diventa un modo semplice per relazionarsi al mondo. L’invito a riflettere non sul valore di mercato della merce ma sul valore cognitivo e culturale degli oggetti, è un invito a far ritornare le cose in contesti quotidiani, di singolarizzazione e di vissuti interpersonali sedimentati. Sentire le cose diventa quindi un’occasione per riflettere sui consumi, sulle relazioni e sulla storia di una comunità, un modo per ripensare le micro-relazioni urbane partendo da un sistema di condivisione delle storie attraverso gli oggetti.

Arte e fotografia di D. Company

interesse verso il formato della griglia:

Christian Boltanski

     les archives

esplorazione degli intrecci fra storia collettiva e memoria privata:

Mohini Chandra

     Album Pacifica

Allan Sekula

     Medytations on a Triptych

"fotografia come affermazione frammentaria e incompleta" da un proprio senso sociale 
al linguaggio e al contesto

Shonibare

     Diary of a Victorian Dandy



















Mike Mandel e Larry Sultan

     evidence

Sol Lewitt

     Autobiography






















John Baldessari

      Blasted Allegories





















Mary Mahr

      A few days in Geneva

John Divola

      Hallways





















Candida Hofer 

        Bibliotheque























giovedì 11 ottobre 2012

La fotografia contemporanea di Michel Poivert

William Klein

B. e A. Blume


Sophie Calle


     hotel
























       Carnet d'addresses
       
Bernd e Hilla Becher






















Michael Schmidt

     U-ni-ty

Carl de Keyzer

     Congo (Belge)






















pp.102 > monumenti alla memoria

Eric Baudelaire

Stephane Duroy

Marc Pataut

     Aulnay-sous-quoi?






















Sophie Ristelheuber

     Every one

















Gilles Peress

"la fotografia ha una funzione di memoria. In mancanza di giustizia che almeno 
ci sia un pò di memoria"

      The Silence

Geneviève  Cadieux


mercoledì 10 ottobre 2012

Tre strade per la fotografia di Luca Panaro

"Gli uomini non trovano la verità, essi le costruiscono come costruiscono la storia ambedue secondo la loro utilità" Paul Veyne

1. Archivio come forma simbolica

L'archivio è una forma simbolica di un'epoca passata, ma che in qualche modo stiamo ancora vivendo. Con la fotografia si introduce un nuovo modo di strutturare la nostra esperienza visiva, capace di inserire anche in ambito pittorico e scultoreo l'idea di archivio  al quale attingere oggetti o immagini già pronte per essere utilizzate.

nuovo modo di concepire lo spazio: dal 1839 a oggi il mondo è divenuto una raccolta infinita di immagini assimilabile in un archivio.


Forma simbolica: un unico radicale cambiamento estetico che vede nella possibilità di prelevare da un archivio di immagini ciò che occorre per produrre un'opera d'arte originale, senza essere necessariamente nuova.


fotografi e fotografie analizzate:

Pablo Picasso

     Natura morta con sedia impagliata


















Marcel Duchamp

     Roue de bicyclette






In advance of broken arm, Fontaine
















Fontaine






















Giorgio De Chirico

     Interno metafisico con biscotti























Il surrealismo accosta oggetti non omogenei attraverso una libera associazione di idee per ricavarne una inedita. (De Lautreamont)

Bruce ConnerA movie report

Alberto GrifiLa verifica incerta

Christian MarclayThe Clock



idea di archivio:

Gerhardt Richter 

       Atlas

















Franco Vaccari

       Modena dentro le mura
       Album di Debora
       Provvista di ricordi


Mario Cresci

       Ritratti reali 70-72



       



































       Memoria rivisitata 83


Stan Douglas

       http://vimeo.com/41505679#

H. Foster

       an archival impulse

O. Enwezor

       archive fever

Andrei Ujica, Harun Farocki

       videograms of a revolution

Alessandra Spranzi 

       Tornando a casa,
       Osservazioni ed esperimenti,
       Nello stesso momento









giovedì 4 ottobre 2012

Appunti su "Biografie di oggetti" a cura di A. Mattozzi e P. Volontè (terza parte)

La decosificazione del mondo
Francesca Rigotti

Introduzione

Si tratta di un percorso che cerca di cogliere la specificità dell'oggetto individuando le sue 
differenze con la cosa e con la persona. Qual'è la causa della scomparsa di interesse per 
gli oggetti nel mondo digitalizzato? La cosificazione della Rigotti può corrispondere alla
Dingwerdung di Rainer Maria Rilke o alla Dinglichkeit di Martin Heidegger.

Oggetti, cose, persone.

Oggetto è la cosa concreta, fisica, materiale, ciò che si pone davanti al soggetto, che fa 
opposizione, che è "sperrig", ingombrante, come dice Bill Brown in "Thing Theory" (2001). 
L'oggetto può essere pensato nel contesto quotidiano del suo impiego; esso si pone in una 
chiara distanza dal soggetto, è differenziato, oggettivo, possiede dei contorni, è immerso 
in un contesto di senso e di uso umani. L'oggetto, scrive Brown, è una finestra attraverso 
la quale si osserva il mondo per sapere che cosa ha da dirci sulla società, la storia 
e la cultura nella quale è inserito. L'oggetto sembrerebbe essere la cosa dopo che 
ha acquistato un'anima e una funzione, e soprattutto dopo che ha ricevuto un nome 
che lo consacra come catalogabile, categorizzabile e comunicabile.

L'interesse per gli oggetti/cose

L'interesse per gli oggetti si focalizzerebbe in due momenti del secolo scorso, ovvero 
gli anni '20 e gli anni '90 del 1900. Negli anni '20 la cosa emerge come tema di impegno 
teorico profondo nelle opere di Edmund Husserl, Georg Simmel, Ernst Bloch, 
Walter Benjamin. Prima però vi erano stati anche Ralph Waldo Emerson e William James 
e prima ancora Ezra Pound, Marcel Duchamp, Wallace Stevens, Gertrude Stein.
Negli anni '90 del 1900 l'ondata di studi sulle cose, determinata secondo Andrea Semprini 
dalla diffusione del pragmatismo e del pensiero antropologico nonchè dall'interesse per 
la vita quotidiana e la cultura materiale, registrava una seconda ondata di vitalità 
con "The social life of things" di Appadurai, "History from things" di Lubar e Kingery
"The sex of things" di de Grazia e Furlough, "L'esperienza delle cose" di Andrea Borsari.
 In realtà oltre a questi due blocchi storici conosciamo numerosi altri autori che trattano 
il tema degli oggetti.
Questo per spiegare come sia difficile ricondurre questo interesse a solamente due epoche 
distinte e separate dell'ultimo secolo rivelando relazioni di causa ed effetto con il contesto 
storico trattato. Secondo Flusser la modernità rifugge sempre di più dalle cose alle loro 
relazioni, verso la mediazione dunque, verso ciò che sta in mezzo.
Si parla dunque di processi di decosificazione e di smaterializzazione della realtà, 
soprattutto sulle riflessioni che l'accrescimento continuo del processo tecnico-scientifico 
segue una logica d'inarrestabile astrazione dal materiale. La tecnologia determina sempre 
più "la quotidianità dell'uomo e modifica il suo rapporto col mondo e i suoi oggetti e cose [...]. 
Tra l'uomo e il mondo si frappongono sempre più apparati che rendono la realtà 
mediatizzata, mentre la realtà immediata come materia, materialità e resistenza diventa 
più inesperibile" (Bozzi 2007, p.147)
Il processo di smaterializzazione e decosificazione del mondo potrebbe dunque aver avuto 
inizio con la fotografia ed esser continuato attraverso le varie tappe del cinema, della radio, 
della televisione, fino agli odierni mezzi, il computer e le sue varianti, che hanno sostituito 
alla percezione primaria della realtà attraverso tutti i sensi una percezione "secondaria 
e terziaria di segni, immagini e codici che perde sempre di più il rapporto referenziale con 
una realtà di partenza o di rimando" fino all'ipertrofia della moderna produzione iconica. 

Oggetto e concetto

La nuova riflessione sugli oggetti/cose/fatti fisici e la branca che si dedica agli oggetti 
e ai fatti sociali fanno parte della stessa ricerca delle cose e dello stesso tentativo 
di trattenere cose, fatti e oggetti presso di noi, all'interno del nostro mondo rifiutandone, 
quasi inconsciamente, la decosificazione. 
L'arte (come la poesia) condivide con la vecchia disciplina filosofica dell'ontologia 
la ricerca del concetto dell'oggetto
Si tratta comunque di un' operazione nostalgica.