mercoledì 17 ottobre 2012
Dizionario della memoria e del ricordo di Nicolas Pethes e Jens Ruchatz
archivio
(tardo lat. archivum dal greco archeion: edificio pubblico). Luogo in cui vengono collocati e conservati documenti, atti e materiali non pubblicati, a differenza della biblioteca che, di norma, accoglie libri e scritti pubblicati. Dal XVII secolo il termine a. viene anche impiegato metonomicamente per indicare una collezione di scritti di questo tipo. Gli a.i vanno intesi come istituzioni che documentano la trasmissione culturale. Perciò essi raccolgono, catalogano e custodiscono materiale che abbia qualche rilievo e quindi di natura giuridica, politica, economica o comunque culturalmente significativo. Biblioteca, museo e a.i si distinguono dal punto di vista degli oggetti in essi raccolti-rispettivamente libri, manufatti, documenti-ma seguono sostanzialmente le stesse procedure nel collezionarli e metterli a disposizione. Li accomuna la proprietà di rendere accessibile il passato attraverso materiali, ossia attraverso oggetti concretamente tangibili, per lo più originali o autentici.
In particolare i materiali conservati e messi a disposizione dagli a.i hanno dignità di fonti: diversamente dai semplici aneddoti (narrazione), dalle leggende (saga) o dai luoghi comuni le fonti hanno il valore di testimonianze attendibili del passato.
(tardo lat. archivum dal greco archeion: edificio pubblico). Luogo in cui vengono collocati e conservati documenti, atti e materiali non pubblicati, a differenza della biblioteca che, di norma, accoglie libri e scritti pubblicati. Dal XVII secolo il termine a. viene anche impiegato metonomicamente per indicare una collezione di scritti di questo tipo. Gli a.i vanno intesi come istituzioni che documentano la trasmissione culturale. Perciò essi raccolgono, catalogano e custodiscono materiale che abbia qualche rilievo e quindi di natura giuridica, politica, economica o comunque culturalmente significativo. Biblioteca, museo e a.i si distinguono dal punto di vista degli oggetti in essi raccolti-rispettivamente libri, manufatti, documenti-ma seguono sostanzialmente le stesse procedure nel collezionarli e metterli a disposizione. Li accomuna la proprietà di rendere accessibile il passato attraverso materiali, ossia attraverso oggetti concretamente tangibili, per lo più originali o autentici.
In particolare i materiali conservati e messi a disposizione dagli a.i hanno dignità di fonti: diversamente dai semplici aneddoti (narrazione), dalle leggende (saga) o dai luoghi comuni le fonti hanno il valore di testimonianze attendibili del passato.
Dizionario della memoria e del ricordo di Nicolas Pethes e Jens Ruchatz
amnesia strutturale
concetto coniato da J.A. Barnes (1990), che designa, in opposizione all'idea patologica
di amnesia, la necessità dell'oblio rispetto alla limitata capacità mnemonica individuale
e alla memoria collettiva (capacità, archivio). Barnes designava con a.s. il fenomeno consistente nel fatto che, nelle culture prive di scrittura, venivano ricordati solo gli aspetti sociali rilevanti della storia del gruppo, per esempio solo il lignaggio maschile della discendenza dagli antenati. Ciò si può spiegare, in primo luogo, per il fatto che il valore
dei contenuti di memoria non consiste nella loro mera esistenza, ma nella possibilità
di essere ricordati, garantita loro dal legame sociale e pragmatico (M. Halbwachs). L'organizzazione di una memoria richiede chiarezza e quindi, rispetto al continuo accumulo di nuove info, una conseguente selezione di dati immagazzinati, non possono dare nè loro un ordine nè contestualizzarli (mnemopatia, sovrastimolazione). Al livello della memoria collettiva e culturale, il problema dell'a.s, riguarda la questione della trasmissione culturale: dato che tutte le forme di tradizione dipendono dalla selezione, diventa chiaro quanto
la funzione principale della memoria (consista) nell'oblio, nell'impedire che
il sistema si sblocchi da sè.
L'organization memory di apparati amministrativi pratica tale a.s. nella forma della distruzione di atti (archivio). Dal punto di vista storico-culturale, viceversa, il passaggio alla possibilità di conservare la memoria offerta dalla scrittura sembra rappresentare
la fine dell' a.s e quindi la fine di un'economia autoregolantesi del ricordo (scrittura, dispositivi di memoria): Le società letterate, proprio perchè non hanno sistemi
di eliminazione, "amnesie strutturali", impediscono all'individuo di partecipare pienamente alla totale tradizione culturale in un modo simile a ciò che accade nelle società illetterate" (Goody, Watt 1973, p. 312). Di fatto anche la tradizione che si basa sulla scrittura resta contrassegnata dall'a.s. Tanto nelle culture basate sulla scrittura manuale, nelle quali
la disponibilità dei mezzi materiali è limitata, quanto soprattutto dopo la fine
di questa limitazione, nell'epoca del libro a stampa e della sua sempre crescente espansione del sapere, è indispensabile fare un uso selettivo dei dati della tradizione.
La forma del'a.s. si sposta dalla distinzione conservare/cancellare alla distinzione
usare/non usare,
e con questo questo dal problema della trasmissione del sapere al problema dell'organizzazione del sapere. Con la diffusione globale di internet sembra però presentarsi la possibilità di una virtuale memorizzazione totale del sapere dell'umanità (Grassmuck 1999). Per quanto riguarda il rapporto con ciò che è memorizzato, tuttavia,
la formazione della memoria, come sempre, resta legata all'oblio dell'utente.
concetto coniato da J.A. Barnes (1990), che designa, in opposizione all'idea patologica
di amnesia, la necessità dell'oblio rispetto alla limitata capacità mnemonica individuale
e alla memoria collettiva (capacità, archivio). Barnes designava con a.s. il fenomeno consistente nel fatto che, nelle culture prive di scrittura, venivano ricordati solo gli aspetti sociali rilevanti della storia del gruppo, per esempio solo il lignaggio maschile della discendenza dagli antenati. Ciò si può spiegare, in primo luogo, per il fatto che il valore
dei contenuti di memoria non consiste nella loro mera esistenza, ma nella possibilità
di essere ricordati, garantita loro dal legame sociale e pragmatico (M. Halbwachs). L'organizzazione di una memoria richiede chiarezza e quindi, rispetto al continuo accumulo di nuove info, una conseguente selezione di dati immagazzinati, non possono dare nè loro un ordine nè contestualizzarli (mnemopatia, sovrastimolazione). Al livello della memoria collettiva e culturale, il problema dell'a.s, riguarda la questione della trasmissione culturale: dato che tutte le forme di tradizione dipendono dalla selezione, diventa chiaro quanto
la funzione principale della memoria (consista) nell'oblio, nell'impedire che
il sistema si sblocchi da sè.
L'organization memory di apparati amministrativi pratica tale a.s. nella forma della distruzione di atti (archivio). Dal punto di vista storico-culturale, viceversa, il passaggio alla possibilità di conservare la memoria offerta dalla scrittura sembra rappresentare
la fine dell' a.s e quindi la fine di un'economia autoregolantesi del ricordo (scrittura, dispositivi di memoria): Le società letterate, proprio perchè non hanno sistemi
di eliminazione, "amnesie strutturali", impediscono all'individuo di partecipare pienamente alla totale tradizione culturale in un modo simile a ciò che accade nelle società illetterate" (Goody, Watt 1973, p. 312). Di fatto anche la tradizione che si basa sulla scrittura resta contrassegnata dall'a.s. Tanto nelle culture basate sulla scrittura manuale, nelle quali
la disponibilità dei mezzi materiali è limitata, quanto soprattutto dopo la fine
di questa limitazione, nell'epoca del libro a stampa e della sua sempre crescente espansione del sapere, è indispensabile fare un uso selettivo dei dati della tradizione.
La forma del'a.s. si sposta dalla distinzione conservare/cancellare alla distinzione
usare/non usare,
e con questo questo dal problema della trasmissione del sapere al problema dell'organizzazione del sapere. Con la diffusione globale di internet sembra però presentarsi la possibilità di una virtuale memorizzazione totale del sapere dell'umanità (Grassmuck 1999). Per quanto riguarda il rapporto con ciò che è memorizzato, tuttavia,
la formazione della memoria, come sempre, resta legata all'oblio dell'utente.
Dizionario della memoria e del ricordo di Nicolas Pethes e Jens Ruchatz
amnesia
Mentre la musa greca Mnemosyne incarna l'intatta capacità di ricordare, l'a. ne rappresenta la controparte patologica, la perdita di memoria (l'oblio). Considerata prima come generale incapacità di ritenere nuove informazioni e di riprodurle (l'a.globale), oggi essa viene guardata in modo assai più differenziato, cosa che tra l'altro dipende dall'attuale suddivisione della memoria in sistemi di genere differente (Tulving, Markowitsch 1998, sistema di memoria). Si distingue così tra un a. specifica per area di influenza, per materiali e per modalità; tra una perdita di memoria riferita al futuro (a. anterograda: formazione disturbata di nuova memoria, difetto di registrazione) o al passato (a.retrograda: capacità di ricordare disturbata); tra a. parziale e globale, temporalmente limitata (a.globale transitoria) o illimitata; tra a. riferita alla memoria a breve termine o alla memoria a lungo termine; tra a. condizionata organicamente e funzionalmente (Markowitsch 1999).
Mentre prima si intendeva per a. la completa incapacità di riprodurre o apprendere informazioni, oggi si parla invece di a. anche quando si tratta di un disturbo parziale della memoria. Difetti dell'attenzione, tendenza a dimenticare, difetti di recupero, decadimento spontaneo, riproduzione erronea, interferenza, oblio dovuto a confusione, oblio motivato, fenomeni di farfugliamento, blocchi di memoria e confabulazioni (falso ricordo) si possono considerare tutti come stati di a.
Di regola le a.e si collegano a disturbi della memoria a lungo termine.
Le a.e si distinguono dalle demenze, perchè in queste vengono coinvolte altre dimensioni della personalità, mentre generalmente nei pazienti affetti da a. viene colpita la memoria, ma non l'intelligenza e altre variabili della personalità. La a.e dovute a dirette cause organiche sono provocate da diverse forme di lesioni cerebrali, mentre le cosiddette a.e funzionali dipendono da traumi psichici e da situazioni di stress (blocco). A volte si verificano anche forme miste, per cui lievi disturbi somatici (che non sono tipici dei disturbi della memoria) possono portare a stati di a. permanente (Markowitsch 1999). In corrispondenza con la molteplicità delle a.e anche le lesioni cerebrali sono varie e possono colpire sia le regioni corticali sia quelle subcorticali (cfr. ictus). Le strutture del sistema limbico sono essenziali soprattutto per l'immagazzinamento di nuove informazioni, mentre le strutture dei lobi frontali (cervello, telencefalo) e dei lobi temporali anteriori (telencefalo) sono centrali per il recupero (Markowitsch 1999). Per il recupero del passato personale e per la memoria episodica, sembra importante, di norma, la combinazione cerebrale destra di entrambe queste regioni, mentre la stessa combinazione regionale dell'emisfero sinistro del telencefalo è decisiva per il recupero dal sistema cognitivo o dalla memoria semantica. Se è la memoria procedurale ad avere disturbi, si hanno lesioni nella zona dei gangli basali e del cervelletto. Disturbi della priming form della memoria sono invece di natura corticale.
denominazione/concetto - descrizione/difetto
amnesia globale. Denominazione un tempo usuale ma oggi piuttosto inconsueta per indicare la perdita totale di memoria.
amnesia parziale (o lacunosa). Perdita di memoria per determinati tipi di informazione o per determinati periodi della vita (epoche)
amnesia a modalità specifica. Per es. agnosia visiva o uditiva
amnesia specifica materiale. Disturbi della denominazione
amnesia anterograda. Incapacità di immagazzinare nuove info già immagazzinate
amnesia retrograda. Incapacità di recuperare informazioni già immagazzinate.
amnesia episodica. Amnesia che riguarda il campo dove opera il sistema della memoria episodica
amnesia semantica. Amnesia che riguarda il sistema della memoria semantica
paramnesia reduplicativa. Disturbo del senso della familiarità; il paziente è convinto che una persona un luogo o un oggetto esistano in modo raddoppiato (disturbo su basi organiche)
sindrome di Capgras. Disturbo del senso della familiarità; il paziente è convinto che una persona abbia un sosia (quadro clinico psichiatrico con disconoscimento delirante)
amnesia topografica. Disturbo della memoria dei luoghi
amnesia dei colori. Difetto della memoria dei colori
amnesia infantile. Incapacità di recuperare eventi dei primi anni di vita (probabilemente a causa di una scarsa coscienza della propria persona e di scarse abilità linguistiche, infanzia)
sindrome di Korsakov. Amnesia dovuta a un difetto nutrizionale (mancanza di tiamina) che provoca una degenerazione del diencefalo; si manifesta perlopiù nei casi di alcolismo (alcol) cronico.
sindrome di blocco mnestico. Blocco della memoria causato dall'azione dello stress e da traumi
pseudodemenza. Quadro clinico che si manifesta come demenza, ma che in genere è innescato da uno stato depressivo.
amnesia psicogena. Disturbo della memoria limitata agli eventi autobiografici (memoria autobiografica)
fuga psicogena, fuga dissociativa. Forme di amnesia psicogena nella quale si verifica un allontanamento della dimora abituale o dal proprio luogo di soggiorno, e nella quale si riscontra l'ulteriore sintomatologia dell'amnesia psicogena.
amnesia postipnotica. Incapacità di recuperare ciò che si è vissuto sotto ipnosi
amnesia globale transitoria. Disturbo della memoria che si manifesta transitoriamente e perlopiù nelle persone in età avanzata. La sua durata è limitata a meno di 24 ore. Riguarda più la memoria anterograda che quella retrograda.
disturbi della personalità multipla, disturbi dissociativi dell'identità. Esistenza di due o più personalità in uno stesso individuo, in cui le personalità sono di norma amnesiche l'una rispetto all'altra (identità)
sindrome di Ganser. stato di semintrance isterica con tendenza a dare risposte corrette solo per successive approssimazioni; accanto all'amnesia possono comparire disturbi della coscienza e allucinazioni
mentire, ingannare, simulare. Simulazione di problemi di memoria dove i passaggi ad altre amnesie funzionali sono fluidi.
Mentre la musa greca Mnemosyne incarna l'intatta capacità di ricordare, l'a. ne rappresenta la controparte patologica, la perdita di memoria (l'oblio). Considerata prima come generale incapacità di ritenere nuove informazioni e di riprodurle (l'a.globale), oggi essa viene guardata in modo assai più differenziato, cosa che tra l'altro dipende dall'attuale suddivisione della memoria in sistemi di genere differente (Tulving, Markowitsch 1998, sistema di memoria). Si distingue così tra un a. specifica per area di influenza, per materiali e per modalità; tra una perdita di memoria riferita al futuro (a. anterograda: formazione disturbata di nuova memoria, difetto di registrazione) o al passato (a.retrograda: capacità di ricordare disturbata); tra a. parziale e globale, temporalmente limitata (a.globale transitoria) o illimitata; tra a. riferita alla memoria a breve termine o alla memoria a lungo termine; tra a. condizionata organicamente e funzionalmente (Markowitsch 1999).
Mentre prima si intendeva per a. la completa incapacità di riprodurre o apprendere informazioni, oggi si parla invece di a. anche quando si tratta di un disturbo parziale della memoria. Difetti dell'attenzione, tendenza a dimenticare, difetti di recupero, decadimento spontaneo, riproduzione erronea, interferenza, oblio dovuto a confusione, oblio motivato, fenomeni di farfugliamento, blocchi di memoria e confabulazioni (falso ricordo) si possono considerare tutti come stati di a.
Di regola le a.e si collegano a disturbi della memoria a lungo termine.
Le a.e si distinguono dalle demenze, perchè in queste vengono coinvolte altre dimensioni della personalità, mentre generalmente nei pazienti affetti da a. viene colpita la memoria, ma non l'intelligenza e altre variabili della personalità. La a.e dovute a dirette cause organiche sono provocate da diverse forme di lesioni cerebrali, mentre le cosiddette a.e funzionali dipendono da traumi psichici e da situazioni di stress (blocco). A volte si verificano anche forme miste, per cui lievi disturbi somatici (che non sono tipici dei disturbi della memoria) possono portare a stati di a. permanente (Markowitsch 1999). In corrispondenza con la molteplicità delle a.e anche le lesioni cerebrali sono varie e possono colpire sia le regioni corticali sia quelle subcorticali (cfr. ictus). Le strutture del sistema limbico sono essenziali soprattutto per l'immagazzinamento di nuove informazioni, mentre le strutture dei lobi frontali (cervello, telencefalo) e dei lobi temporali anteriori (telencefalo) sono centrali per il recupero (Markowitsch 1999). Per il recupero del passato personale e per la memoria episodica, sembra importante, di norma, la combinazione cerebrale destra di entrambe queste regioni, mentre la stessa combinazione regionale dell'emisfero sinistro del telencefalo è decisiva per il recupero dal sistema cognitivo o dalla memoria semantica. Se è la memoria procedurale ad avere disturbi, si hanno lesioni nella zona dei gangli basali e del cervelletto. Disturbi della priming form della memoria sono invece di natura corticale.
denominazione/concetto - descrizione/difetto
amnesia globale. Denominazione un tempo usuale ma oggi piuttosto inconsueta per indicare la perdita totale di memoria.
amnesia parziale (o lacunosa). Perdita di memoria per determinati tipi di informazione o per determinati periodi della vita (epoche)
amnesia a modalità specifica. Per es. agnosia visiva o uditiva
amnesia specifica materiale. Disturbi della denominazione
amnesia anterograda. Incapacità di immagazzinare nuove info già immagazzinate
amnesia retrograda. Incapacità di recuperare informazioni già immagazzinate.
amnesia episodica. Amnesia che riguarda il campo dove opera il sistema della memoria episodica
amnesia semantica. Amnesia che riguarda il sistema della memoria semantica
paramnesia reduplicativa. Disturbo del senso della familiarità; il paziente è convinto che una persona un luogo o un oggetto esistano in modo raddoppiato (disturbo su basi organiche)
sindrome di Capgras. Disturbo del senso della familiarità; il paziente è convinto che una persona abbia un sosia (quadro clinico psichiatrico con disconoscimento delirante)
amnesia topografica. Disturbo della memoria dei luoghi
amnesia dei colori. Difetto della memoria dei colori
amnesia infantile. Incapacità di recuperare eventi dei primi anni di vita (probabilemente a causa di una scarsa coscienza della propria persona e di scarse abilità linguistiche, infanzia)
sindrome di Korsakov. Amnesia dovuta a un difetto nutrizionale (mancanza di tiamina) che provoca una degenerazione del diencefalo; si manifesta perlopiù nei casi di alcolismo (alcol) cronico.
sindrome di blocco mnestico. Blocco della memoria causato dall'azione dello stress e da traumi
pseudodemenza. Quadro clinico che si manifesta come demenza, ma che in genere è innescato da uno stato depressivo.
amnesia psicogena. Disturbo della memoria limitata agli eventi autobiografici (memoria autobiografica)
fuga psicogena, fuga dissociativa. Forme di amnesia psicogena nella quale si verifica un allontanamento della dimora abituale o dal proprio luogo di soggiorno, e nella quale si riscontra l'ulteriore sintomatologia dell'amnesia psicogena.
amnesia postipnotica. Incapacità di recuperare ciò che si è vissuto sotto ipnosi
amnesia globale transitoria. Disturbo della memoria che si manifesta transitoriamente e perlopiù nelle persone in età avanzata. La sua durata è limitata a meno di 24 ore. Riguarda più la memoria anterograda che quella retrograda.
disturbi della personalità multipla, disturbi dissociativi dell'identità. Esistenza di due o più personalità in uno stesso individuo, in cui le personalità sono di norma amnesiche l'una rispetto all'altra (identità)
sindrome di Ganser. stato di semintrance isterica con tendenza a dare risposte corrette solo per successive approssimazioni; accanto all'amnesia possono comparire disturbi della coscienza e allucinazioni
mentire, ingannare, simulare. Simulazione di problemi di memoria dove i passaggi ad altre amnesie funzionali sono fluidi.
Il progetto/tracciare un percorso
l'importanza della memoria
Ho sempre pensato alla memoria non come nostalgia, ma come valore fondante
ed essenziale del presente. Un valore per capire chi siamo e dove andiamo.
Gianluigi Colin
Che cos’è la memoria?
La memoria per me è ricordo, sia quando è parte di esperienza breve sia quando
percorre una vita intera, ricordo dal quale è impossibile sfuggirvi, perchè fa parte
del nostro essere, a meno che non si voglia mentire rinunciando a se stessi
e alla dignità di un rapporto con la propria coscienza.
La memoria è contenitore di etica ed estetica del vivere, appartiene a quella sfera
della società per cui è necessaria una forma di convivenza tra i singoli individui
che vi appartengono.Questa è memoria collettiva.
La memoria collettiva del nostro paese è il risultato inoltre di un conflitto tra il tentativo
di ricordare il nostro passato, senza condizioni, e il tentativo di negarlo.
Questo status, quello del “non-ricordo” ha condizionato la storia italiana dell’intero
‘900 e ancora ci condiziona. Perchè dimenticare le leggi razziali, le deportazioni
e le migrazioni, le stragi, il terrorismo rosso e nero, la Mafia e gli omicidi di stato,
la caduta dei valori di solidarietà universale e via dicendo? Forse perchè ricordare
è una pratica più complessa; comporta attenzione, partecipazione, solidarietà,
espiazione e sensi di colpa. É fondamentale oggi, difendere concetti come il ricordare,
costruire e tutelare da quelli pericolosi come il dimenticare, distruggere e trascurare.
Altro aspetto fondamentale poi è come si stia evolvendo il concetto di memoria, con l’affermarsi di una conoscenza anche virtuale che, a mio avviso, nega le fondamenta
de il ricordo, la costruzione e la tutela intesi come partecipazione e attenzione.
Su questi concetti voglio ragionare parlando di oggetti, di quegli oggetti che sono
contenitori di vita e di esperienza, di quegli oggetti che possono raccontare la nostra
storia nel momento in cui gli uomini non lo fanno.
lunedì 15 ottobre 2012
Riflessioni sul senso degli oggetti
“Lustro delle mani lo chiamano i Cinesi; noi Giapponesi la chiamiamo (con espressione
analoga) nare. È lo sporco e l’untume con cui gli oggetti, toccati e accarezzati da molte mani,
finiscono per impregnarsi con il passare degli anni. [...] Prediligiamo la patina
del tempo, ben sapendo che è prodotta da mani sudate, da polpastrelli unti, da depositi
di molte stagioni; la prediligiamo per quel lustro, e quegli scorrimenti, che ci ricordano
il passato, e la vastità del tempo”.
Jun’ichiroō Tanizaki
Le cose, gli oggetti che riempiono il nostro quotidiano, si presentano spesso come un palese filtro nei confronti della società in cui viviamo.
Dinanzi a ciò, occorre porsi alcuni interrogativi: il nostro contemporaneo materialista riesce ad avere percezione vera delle cose? Quanto durano gli oggetti? Quanto dura la sazietà? Quanto la metabolizzazione?
Nel 1986 Igor Kopytoff propone di avvicinarsi agli oggetti secondo un approccio biografico. Le cose possiedono una vita segnata da eventi, da mutazioni, da passaggi. Gli oggetti sono portatori di storie, assorbono esperienze fino a diventarne testimoni, sono aperti ad accogliere nuovi vissuti, possiedono insomma quelle che Kopytoff definisce biografie.
In un contesto di consumo continuo e di “intervalli perduti” avere percezione degli oggetti che sono intorno diventa un modo semplice per relazionarsi al mondo. L’invito a riflettere non sul valore di mercato della merce ma sul valore cognitivo e culturale degli oggetti, è un invito a far ritornare le cose in contesti quotidiani, di singolarizzazione e di vissuti interpersonali sedimentati. Sentire le cose diventa quindi un’occasione per riflettere sui consumi, sulle relazioni e sulla storia di una comunità, un modo per ripensare le micro-relazioni urbane partendo da un sistema di condivisione delle storie attraverso gli oggetti.
Arte e fotografia di D. Company
interesse verso il formato della griglia:
Christian Boltanski
les archives
esplorazione degli intrecci fra storia collettiva e memoria privata:
Mohini Chandra
Album Pacifica
Allan Sekula
Medytations on a Triptych
"fotografia come affermazione frammentaria e incompleta" da un proprio senso sociale
al linguaggio e al contesto
Shonibare
Diary of a Victorian Dandy
Mike Mandel e Larry Sultan
evidence
Sol Lewitt
Autobiography
John Baldessari
Blasted Allegories
Mary Mahr
A few days in Geneva
John Divola
Hallways
Candida Hofer
Bibliotheque
Christian Boltanski
les archives
esplorazione degli intrecci fra storia collettiva e memoria privata:
Mohini Chandra
Album Pacifica
Allan Sekula
Medytations on a Triptych
"fotografia come affermazione frammentaria e incompleta" da un proprio senso sociale
al linguaggio e al contesto
Shonibare
Diary of a Victorian Dandy
Mike Mandel e Larry Sultan
evidence
Sol Lewitt
Autobiography
John Baldessari
Blasted Allegories
Hallways
Candida Hofer
Bibliotheque
giovedì 11 ottobre 2012
La fotografia contemporanea di Michel Poivert
hotel
Carnet d'addresses
Bernd e Hilla Becher
Michael Schmidt
U-ni-ty
Carl de Keyzer
Congo (Belge)
pp.102 > monumenti alla memoria
Eric Baudelaire
Stephane Duroy
Marc Pataut
Aulnay-sous-quoi?
Sophie Ristelheuber
Every one
Gilles Peress
"la fotografia ha una funzione di memoria. In mancanza di giustizia che almeno
ci sia un pò di memoria"
The Silence
Geneviève Cadieux
mercoledì 10 ottobre 2012
Tre strade per la fotografia di Luca Panaro
"Gli uomini non trovano la verità, essi le costruiscono come costruiscono la storia ambedue secondo la loro utilità" Paul Veyne
1. Archivio come forma simbolica
L'archivio è una forma simbolica di un'epoca passata, ma che in qualche modo stiamo ancora vivendo. Con la fotografia si introduce un nuovo modo di strutturare la nostra esperienza visiva, capace di inserire anche in ambito pittorico e scultoreo l'idea di archivio al quale attingere oggetti o immagini già pronte per essere utilizzate.
nuovo modo di concepire lo spazio: dal 1839 a oggi il mondo è divenuto una raccolta infinita di immagini assimilabile in un archivio.
Forma simbolica: un unico radicale cambiamento estetico che vede nella possibilità di prelevare da un archivio di immagini ciò che occorre per produrre un'opera d'arte originale, senza essere necessariamente nuova.
fotografi e fotografie analizzate:
Pablo Picasso
Natura morta con sedia impagliata
Marcel Duchamp
Roue de bicyclette

In advance of broken arm, Fontaine
Fontaine
Giorgio De Chirico
Interno metafisico con biscotti
Il surrealismo accosta oggetti non omogenei attraverso una libera associazione di idee per ricavarne una inedita. (De Lautreamont)
Bruce Conner, A movie report
Alberto Grifi, La verifica incerta
Christian Marclay, The Clock
idea di archivio:
Gerhardt Richter
Atlas
Franco Vaccari
Modena dentro le mura
Album di Debora
Provvista di ricordi
Mario Cresci
Ritratti reali 70-72

Memoria rivisitata 83
Stan Douglas
http://vimeo.com/41505679#
H. Foster
an archival impulse
O. Enwezor
archive fever
Andrei Ujica, Harun Farocki
videograms of a revolution
Alessandra Spranzi
Tornando a casa,
Osservazioni ed esperimenti,
Nello stesso momento
1. Archivio come forma simbolica
L'archivio è una forma simbolica di un'epoca passata, ma che in qualche modo stiamo ancora vivendo. Con la fotografia si introduce un nuovo modo di strutturare la nostra esperienza visiva, capace di inserire anche in ambito pittorico e scultoreo l'idea di archivio al quale attingere oggetti o immagini già pronte per essere utilizzate.
nuovo modo di concepire lo spazio: dal 1839 a oggi il mondo è divenuto una raccolta infinita di immagini assimilabile in un archivio.
Forma simbolica: un unico radicale cambiamento estetico che vede nella possibilità di prelevare da un archivio di immagini ciò che occorre per produrre un'opera d'arte originale, senza essere necessariamente nuova.
fotografi e fotografie analizzate:
Pablo Picasso
Natura morta con sedia impagliata
Marcel Duchamp
Roue de bicyclette

In advance of broken arm, Fontaine
Fontaine
Giorgio De Chirico
Interno metafisico con biscotti
Il surrealismo accosta oggetti non omogenei attraverso una libera associazione di idee per ricavarne una inedita. (De Lautreamont)
Bruce Conner, A movie report
Alberto Grifi, La verifica incerta
Christian Marclay, The Clock
idea di archivio:
Gerhardt Richter
Atlas
Franco Vaccari
Modena dentro le mura
Album di Debora
Provvista di ricordi
Mario Cresci
Ritratti reali 70-72

Memoria rivisitata 83
Stan Douglas
http://vimeo.com/41505679#
H. Foster
an archival impulse
O. Enwezor
archive fever
Andrei Ujica, Harun Farocki
videograms of a revolution
Alessandra Spranzi
Tornando a casa,
Osservazioni ed esperimenti,
Nello stesso momento
giovedì 4 ottobre 2012
Appunti su "Biografie di oggetti" a cura di A. Mattozzi e P. Volontè (terza parte)
La decosificazione del mondo
Francesca Rigotti
Introduzione
Si tratta di un percorso che cerca di cogliere la specificità dell'oggetto individuando le sue
differenze con la cosa e con la persona. Qual'è la causa della scomparsa di interesse per
gli oggetti nel mondo digitalizzato? La cosificazione della Rigotti può corrispondere alla
Dingwerdung di Rainer Maria Rilke o alla Dinglichkeit di Martin Heidegger.
Oggetti, cose, persone.
Oggetto è la cosa concreta, fisica, materiale, ciò che si pone davanti al soggetto, che fa
opposizione, che è "sperrig", ingombrante, come dice Bill Brown in "Thing Theory" (2001).
L'oggetto può essere pensato nel contesto quotidiano del suo impiego; esso si pone in una
chiara distanza dal soggetto, è differenziato, oggettivo, possiede dei contorni, è immerso
in un contesto di senso e di uso umani. L'oggetto, scrive Brown, è una finestra attraverso
la quale si osserva il mondo per sapere che cosa ha da dirci sulla società, la storia
e la cultura nella quale è inserito. L'oggetto sembrerebbe essere la cosa dopo che
ha acquistato un'anima e una funzione, e soprattutto dopo che ha ricevuto un nome
che lo consacra come catalogabile, categorizzabile e comunicabile.
L'interesse per gli oggetti/cose
L'interesse per gli oggetti si focalizzerebbe in due momenti del secolo scorso, ovvero
gli anni '20 e gli anni '90 del 1900. Negli anni '20 la cosa emerge come tema di impegno
teorico profondo nelle opere di Edmund Husserl, Georg Simmel, Ernst Bloch,
Walter Benjamin. Prima però vi erano stati anche Ralph Waldo Emerson e William James
e prima ancora Ezra Pound, Marcel Duchamp, Wallace Stevens, Gertrude Stein.
Negli anni '90 del 1900 l'ondata di studi sulle cose, determinata secondo Andrea Semprini
dalla diffusione del pragmatismo e del pensiero antropologico nonchè dall'interesse per
la vita quotidiana e la cultura materiale, registrava una seconda ondata di vitalità
con "The social life of things" di Appadurai, "History from things" di Lubar e Kingery,
"The sex of things" di de Grazia e Furlough, "L'esperienza delle cose" di Andrea Borsari.
In realtà oltre a questi due blocchi storici conosciamo numerosi altri autori che trattano
il tema degli oggetti.
Questo per spiegare come sia difficile ricondurre questo interesse a solamente due epoche
distinte e separate dell'ultimo secolo rivelando relazioni di causa ed effetto con il contesto
storico trattato. Secondo Flusser la modernità rifugge sempre di più dalle cose alle loro
relazioni, verso la mediazione dunque, verso ciò che sta in mezzo.
Si parla dunque di processi di decosificazione e di smaterializzazione della realtà,
soprattutto sulle riflessioni che l'accrescimento continuo del processo tecnico-scientifico
segue una logica d'inarrestabile astrazione dal materiale. La tecnologia determina sempre
più "la quotidianità dell'uomo e modifica il suo rapporto col mondo e i suoi oggetti e cose [...].
Tra l'uomo e il mondo si frappongono sempre più apparati che rendono la realtà
mediatizzata, mentre la realtà immediata come materia, materialità e resistenza diventa
più inesperibile" (Bozzi 2007, p.147)
Il processo di smaterializzazione e decosificazione del mondo potrebbe dunque aver avuto
inizio con la fotografia ed esser continuato attraverso le varie tappe del cinema, della radio,
della televisione, fino agli odierni mezzi, il computer e le sue varianti, che hanno sostituito
alla percezione primaria della realtà attraverso tutti i sensi una percezione "secondaria
e terziaria di segni, immagini e codici che perde sempre di più il rapporto referenziale con
una realtà di partenza o di rimando" fino all'ipertrofia della moderna produzione iconica.
Oggetto e concetto
La nuova riflessione sugli oggetti/cose/fatti fisici e la branca che si dedica agli oggetti
e ai fatti sociali fanno parte della stessa ricerca delle cose e dello stesso tentativo
di trattenere cose, fatti e oggetti presso di noi, all'interno del nostro mondo rifiutandone,
quasi inconsciamente, la decosificazione.
L'arte (come la poesia) condivide con la vecchia disciplina filosofica dell'ontologia
la ricerca del concetto dell'oggetto
Si tratta comunque di un' operazione nostalgica.
Francesca Rigotti
Introduzione
Si tratta di un percorso che cerca di cogliere la specificità dell'oggetto individuando le sue
differenze con la cosa e con la persona. Qual'è la causa della scomparsa di interesse per
gli oggetti nel mondo digitalizzato? La cosificazione della Rigotti può corrispondere alla
Dingwerdung di Rainer Maria Rilke o alla Dinglichkeit di Martin Heidegger.
Oggetti, cose, persone.
Oggetto è la cosa concreta, fisica, materiale, ciò che si pone davanti al soggetto, che fa
opposizione, che è "sperrig", ingombrante, come dice Bill Brown in "Thing Theory" (2001).
L'oggetto può essere pensato nel contesto quotidiano del suo impiego; esso si pone in una
chiara distanza dal soggetto, è differenziato, oggettivo, possiede dei contorni, è immerso
in un contesto di senso e di uso umani. L'oggetto, scrive Brown, è una finestra attraverso
la quale si osserva il mondo per sapere che cosa ha da dirci sulla società, la storia
e la cultura nella quale è inserito. L'oggetto sembrerebbe essere la cosa dopo che
ha acquistato un'anima e una funzione, e soprattutto dopo che ha ricevuto un nome
che lo consacra come catalogabile, categorizzabile e comunicabile.
L'interesse per gli oggetti/cose
L'interesse per gli oggetti si focalizzerebbe in due momenti del secolo scorso, ovvero
gli anni '20 e gli anni '90 del 1900. Negli anni '20 la cosa emerge come tema di impegno
teorico profondo nelle opere di Edmund Husserl, Georg Simmel, Ernst Bloch,
Walter Benjamin. Prima però vi erano stati anche Ralph Waldo Emerson e William James
e prima ancora Ezra Pound, Marcel Duchamp, Wallace Stevens, Gertrude Stein.
Negli anni '90 del 1900 l'ondata di studi sulle cose, determinata secondo Andrea Semprini
dalla diffusione del pragmatismo e del pensiero antropologico nonchè dall'interesse per
la vita quotidiana e la cultura materiale, registrava una seconda ondata di vitalità
con "The social life of things" di Appadurai, "History from things" di Lubar e Kingery,
"The sex of things" di de Grazia e Furlough, "L'esperienza delle cose" di Andrea Borsari.
In realtà oltre a questi due blocchi storici conosciamo numerosi altri autori che trattano
il tema degli oggetti.
Questo per spiegare come sia difficile ricondurre questo interesse a solamente due epoche
distinte e separate dell'ultimo secolo rivelando relazioni di causa ed effetto con il contesto
storico trattato. Secondo Flusser la modernità rifugge sempre di più dalle cose alle loro
relazioni, verso la mediazione dunque, verso ciò che sta in mezzo.
Si parla dunque di processi di decosificazione e di smaterializzazione della realtà,
soprattutto sulle riflessioni che l'accrescimento continuo del processo tecnico-scientifico
segue una logica d'inarrestabile astrazione dal materiale. La tecnologia determina sempre
più "la quotidianità dell'uomo e modifica il suo rapporto col mondo e i suoi oggetti e cose [...].
Tra l'uomo e il mondo si frappongono sempre più apparati che rendono la realtà
mediatizzata, mentre la realtà immediata come materia, materialità e resistenza diventa
più inesperibile" (Bozzi 2007, p.147)
Il processo di smaterializzazione e decosificazione del mondo potrebbe dunque aver avuto
inizio con la fotografia ed esser continuato attraverso le varie tappe del cinema, della radio,
della televisione, fino agli odierni mezzi, il computer e le sue varianti, che hanno sostituito
alla percezione primaria della realtà attraverso tutti i sensi una percezione "secondaria
e terziaria di segni, immagini e codici che perde sempre di più il rapporto referenziale con
una realtà di partenza o di rimando" fino all'ipertrofia della moderna produzione iconica.
Oggetto e concetto
La nuova riflessione sugli oggetti/cose/fatti fisici e la branca che si dedica agli oggetti
e ai fatti sociali fanno parte della stessa ricerca delle cose e dello stesso tentativo
di trattenere cose, fatti e oggetti presso di noi, all'interno del nostro mondo rifiutandone,
quasi inconsciamente, la decosificazione.
L'arte (come la poesia) condivide con la vecchia disciplina filosofica dell'ontologia
la ricerca del concetto dell'oggetto
Si tratta comunque di un' operazione nostalgica.
mercoledì 19 settembre 2012
Appunti su "Biografie di oggetti" a cura di A. Mattozzi e P. Volontè (seconda parte)
L'approccio biografico alla cultura materiale
Thierry Bonnot
L'oggetto come testimonianza
L'etnologia ha sempre avuto una relazione speciale e ambigua con gli oggetti: speciale,
perchè gli oggetti sono una parte di conoscenza importante per una scienza che studia
le società umane; ambigua, perchè i significati e le funzioni sociali degli oggetti esaminati
possono implicare svariate interpretazioni. Alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX secolo
l'etnologia era lo studio dei popoli cosiddetti "primitivi", l'ovvio punto d'incontro
per l'etnologia e gli oggetti era il museo. Gli oggetti in questo caso erano testimonianza
di un certo passato, popolare e tradizionale, trasformato dalla modernità e dalla
industrializzazione. Negli anni trenta del Novecento, George-Henry Rivière volle associare
cultura popolare e cultura nazionale alla ricerca scientifica. Questo progetto collocò,
dopo la seconda guerra mondiale la ricerca etnografica nella cornice dell'approccio museale, finalizzato alla raccolta e archiviazione di oggetti come testimonianze materiali
di tecniche in via di sparizione. Questo provocò una frattura tra etnologia e antropologia
sociale, a causa di una visione prettamente estetica degli oggetti.
L'oggetto al di là della sua materialità
Dopo gli anni 80 la teoria dell'oggetto come testimonianza fu messa in discussione,
così da lasciar parlare l'oggetto al di là della sua materialità (Bronislaw Malinowski).
Ci si iniziò a interrogare su aspetti diversi rispetto a "come fossero fatti gli oggetti
e quali fossero le loro funzioni". Si intervistavano i vecchi proprietari, gli si chiedeva
della relazione che avevano con quegli oggetti, come avveniva l'incontro con un dato
oggetto, perchè ci si legava a un oggetto più che a un altro, di che cosa è fatta la storia
di un oggetto, e in che modo il suo proprietario ne racconta la storia.
La biografia degli oggetti
studiosi che formulano teorie dell'identità singolare delle cose:
Annette Weiner, Nicholas Thomas il quale sostiene che "Gli oggetti non sono ciò
per cui sono stati fatti, ma ciò che sono diventati". Egli vuole così combattere il sistema
di classificazione dilagante nella ricerca museologica e nelle ricerche di cultura materiale
che fissa l'identità di un oggetto nella sua forma materiale stabilizzata e precostituita.
I musei devono tenere conto delle storie, delle biografie di questi oggetti.
La funzione degli oggetti
Gli oggetti crescono di interesse non tanto per l'identità funzionale, quanto per quello che
il proprietario ne dice di stare facendo. La maggior parte degli oggetti vengono sviati, chi più
chi meno, dalla funzione originaria già subito dopo aver lasciato la fabbrica. La funzione
non può essere considerata un destino per l'oggetto ("The function of things" di Beth Preston
che dice "per una cosa avere una sola funzione è chiaramente l'eccezione più che
la regola"). La molteplicità di funzioni è dinamica, le cose perdono e acquistano funzioni
constantemente.
La teoria di Igor Kopytoff vive
Kopytoff è uno specialista del fenomeno della schiavitù e riconduce la sua considerazione biografica della schiavitù come processo di formazione culturale delle biografie.
Da un lato come per lo schiavo, essere una merce non è una condizione definitiva
o uno status immanente, ma una situazione transitoria, una fase. L'identità di un oggetto
è composta sia dal suo specifico itinerario, sia dalle sue posizioni successive nel sistema
delle rappresentazioni collettive. Non esiste un processo di patrimonializzazione lineare
e inevitabile, perchè ci sono sempre fallimenti, oscillazioni e deviazioni nell'itinerario
di un oggetto. L'unico modo per comprendere queste derive è la descrizione di situazioni
concrete.
Conclusione
Il legame soggetto/oggetto dipende sicuramente dallo stato sociale e occupazionale
del soggetto, ma anche dalla storia e dallo status dell'oggetto, anche se quest'ultimo
è fatto da soggetti umani. Tale costruzione è mutua e reciproca.Considerare l'oggetto come una testimonianza può imporre un contesto rigido. Ci sono due condizioni correlate, necessarie per applicare il metodo biografico allo studio degli oggetti materiali:
l'oggetto studiato deve avere una storia individuale e deve essere passato attraverso evoluzioni e trasformazioni di status. Pertanto in qualche momento della sua carriera
deve essere stato oggetto di affetto da parte di un individuo o di un gruppo, per ragioni che possono essere individuali o collettive. La biografia degli oggetti non è un fine in sè, ma un modello intelettuale aperto a un'opzione metodologica per superare le categorie ordinarie
imposte dal linguaggio e dalle norme culturali.
L'etnologia nei musei non deve studiare gli oggetti solo come utensili, prodotti o opere d'arte, ma deve esaminarli nel contesto della società e nella loro evoluzione.
Thierry Bonnot
L'oggetto come testimonianza
L'etnologia ha sempre avuto una relazione speciale e ambigua con gli oggetti: speciale,
perchè gli oggetti sono una parte di conoscenza importante per una scienza che studia
le società umane; ambigua, perchè i significati e le funzioni sociali degli oggetti esaminati
possono implicare svariate interpretazioni. Alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX secolo
l'etnologia era lo studio dei popoli cosiddetti "primitivi", l'ovvio punto d'incontro
per l'etnologia e gli oggetti era il museo. Gli oggetti in questo caso erano testimonianza
di un certo passato, popolare e tradizionale, trasformato dalla modernità e dalla
industrializzazione. Negli anni trenta del Novecento, George-Henry Rivière volle associare
cultura popolare e cultura nazionale alla ricerca scientifica. Questo progetto collocò,
dopo la seconda guerra mondiale la ricerca etnografica nella cornice dell'approccio museale, finalizzato alla raccolta e archiviazione di oggetti come testimonianze materiali
di tecniche in via di sparizione. Questo provocò una frattura tra etnologia e antropologia
sociale, a causa di una visione prettamente estetica degli oggetti.
L'oggetto al di là della sua materialità
Dopo gli anni 80 la teoria dell'oggetto come testimonianza fu messa in discussione,
così da lasciar parlare l'oggetto al di là della sua materialità (Bronislaw Malinowski).
Ci si iniziò a interrogare su aspetti diversi rispetto a "come fossero fatti gli oggetti
e quali fossero le loro funzioni". Si intervistavano i vecchi proprietari, gli si chiedeva
della relazione che avevano con quegli oggetti, come avveniva l'incontro con un dato
oggetto, perchè ci si legava a un oggetto più che a un altro, di che cosa è fatta la storia
di un oggetto, e in che modo il suo proprietario ne racconta la storia.
La biografia degli oggetti
studiosi che formulano teorie dell'identità singolare delle cose:
Annette Weiner, Nicholas Thomas il quale sostiene che "Gli oggetti non sono ciò
per cui sono stati fatti, ma ciò che sono diventati". Egli vuole così combattere il sistema
di classificazione dilagante nella ricerca museologica e nelle ricerche di cultura materiale
che fissa l'identità di un oggetto nella sua forma materiale stabilizzata e precostituita.
I musei devono tenere conto delle storie, delle biografie di questi oggetti.
La funzione degli oggetti
Gli oggetti crescono di interesse non tanto per l'identità funzionale, quanto per quello che
il proprietario ne dice di stare facendo. La maggior parte degli oggetti vengono sviati, chi più
chi meno, dalla funzione originaria già subito dopo aver lasciato la fabbrica. La funzione
non può essere considerata un destino per l'oggetto ("The function of things" di Beth Preston
che dice "per una cosa avere una sola funzione è chiaramente l'eccezione più che
la regola"). La molteplicità di funzioni è dinamica, le cose perdono e acquistano funzioni
constantemente.
La teoria di Igor Kopytoff vive
Kopytoff è uno specialista del fenomeno della schiavitù e riconduce la sua considerazione biografica della schiavitù come processo di formazione culturale delle biografie.
Da un lato come per lo schiavo, essere una merce non è una condizione definitiva
o uno status immanente, ma una situazione transitoria, una fase. L'identità di un oggetto
è composta sia dal suo specifico itinerario, sia dalle sue posizioni successive nel sistema
delle rappresentazioni collettive. Non esiste un processo di patrimonializzazione lineare
e inevitabile, perchè ci sono sempre fallimenti, oscillazioni e deviazioni nell'itinerario
di un oggetto. L'unico modo per comprendere queste derive è la descrizione di situazioni
concrete.
Conclusione
Il legame soggetto/oggetto dipende sicuramente dallo stato sociale e occupazionale
del soggetto, ma anche dalla storia e dallo status dell'oggetto, anche se quest'ultimo
è fatto da soggetti umani. Tale costruzione è mutua e reciproca.Considerare l'oggetto come una testimonianza può imporre un contesto rigido. Ci sono due condizioni correlate, necessarie per applicare il metodo biografico allo studio degli oggetti materiali:
l'oggetto studiato deve avere una storia individuale e deve essere passato attraverso evoluzioni e trasformazioni di status. Pertanto in qualche momento della sua carriera
deve essere stato oggetto di affetto da parte di un individuo o di un gruppo, per ragioni che possono essere individuali o collettive. La biografia degli oggetti non è un fine in sè, ma un modello intelettuale aperto a un'opzione metodologica per superare le categorie ordinarie
imposte dal linguaggio e dalle norme culturali.
L'etnologia nei musei non deve studiare gli oggetti solo come utensili, prodotti o opere d'arte, ma deve esaminarli nel contesto della società e nella loro evoluzione.
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